Si dice che il “mestiere di genitore” sia quello più difficile, non so se sia effettivamente così, sicuramente educare i figli è un compito di grandissima responsabilità che ci richiede di sapere cosa influenza maggiormente la loro crescita e il loro sviluppo.

Si dice che i bambini imparano ciò che vivono e vedono e da questo si comprende quanto il nostro comportamento sia il principale strumento educativo che mettiamo in atto.

Più che quello che diciamo, è ciò che facciamo e come lo facciamo a fare la differenza.

Questo significa che educare i figli è un processo continuo, che non ha pulsanti ON e OFF. Loro ci osservano sempre, anche quando non vogliamo o non ne siamo consapevoli, e modellano le loro azioni in base al nostro esempio. 

Credo quindi che come genitori abbiamo un grandissimo onere e onore: diventare giorno dopo giorno la miglior versione di noi stessi.

Impegnarci in questo non solo ci porterà ad essere aperti a chi noi possiamo continuamente diventare ma ci farà anche guardare ai figli come esseri unici e preziosi.

Ci porrà nei loro confronti come accompagnatori che li guidano alla scoperta di loro stessi, tramite quel processo detto “educazione”.

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Cosa significa “educare”?

Se guardiamo la derivazione latina di questa parola si può osservare che veste il significato di “tirare fuori”.

E qui sorge spontanea una domanda: perchè, se educare significa tirare fuori, noi genitori spesso e volentieri diciamo di educare quando mettiamo dentro?

Mettiamo dentro idee, modi di essere e di fare le cose, valori, visioni, ecc .

E spesso tutte queste cose tendiamo ad imporle attraverso delle regole che, altrettanto spesso e volentieri, diventano quel qualcosa che crea ribellione nei figli, in quanto fanno loro percepire la vita familiare come una costrizione che hanno solo da subire.

A mio avviso le regole hanno da esistere, ma ritengo che siano efficaci ed accolte dai figli solo se spiegate, discusse insieme a loro e condivise.

Sicuramente tenere conto dell’età è fondamentale, ma è importante che non percepiscano mai come ostile e repressivo l’ambiente familiare.

Imporre qualcosa non fa sentire amato un bambino, in quanto nell’imposizione non vive il buon messaggio genitoriale del “ti vedo, ti ascolto” ovvero “esisti e sei importante per me” ma vive il “non mi interessa cosa pensi, mi interessa solo che fai le cose come dico io”.

Le tre abilità che servono per educare i figli

Tre sono a mio avviso le abilità che come genitori avremmo da trasmettere ai figli per farli crescere e maturare al meglio: libertà, responsabilità e amore.

La libertà

La libertà ci richiede di insegnare ai figli a pensare e a ragionare con la propria testa.

E per far questo è importante dare loro il giusto spazio in famiglia, coinvolgendoli nelle decisioni, nelle scelte, chiedendo il loro parere.

Per approfondire ti consiglio di leggere anche:
Rapporto genitori-figli, manuale per l’uso e consigli utili da seguire

Abbiamo da invitarli a dire cosa preferiscono e perchè preferiscono quella cosa piuttosto che un’altra. In questo modo li aiutiamo a entrare in contatto con loro stessi, a osservarsi, a comprendersi.

Gli restituiamo il diritto di avere idee, pareri, gusti, preferenze e, soprattutto, restituiamo loro il sacrosanto diritto di manifestarli.

Come genitori stiamo educando i nostri figli ad essere liberi?
Stiamo trasmettendo loro la “possibilità di scegliere” sempre e comunque?
Gli permettiamo di esprimere i loro bisogni, desideri, ciò che pensano e provano?
Gli lasciamo fare ed essere ciò che ritengono buono per loro?

Gli insegniamo a porsi tante buone domande che li portino a comprendere perchè accadono le cose, perchè provano quello che provano, che conseguenze può avere una scelta?

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Spesso tarpiamo le ali della loro curiosità con il “perchè è così”, “si è sempre fatto così”, “perchè lo dico io”, e questo altrettanto spesso e volentieri porta i bambini e i ragazzi ad accontentarsi, ma difficilmente l’accontentarsi li porta ad essere persone libere e di conseguenza felici.

Personalmente credo che la libertà si insegni vivendola in prima persona. Come genitori abbiamo da essere persone in grado di manifestare chi siamo, cosa vogliamo, cosa preferiamo.

Abbiamo da essere persone che sanno valutare e scegliere in autonomia e abbiamo da essere in grado di permettere la stessa cosa a chi ci è vicino senza imporre o pretendere nulla bensì rimanendo aperti al dialogo e al confronto.

La responsabilità

La libertà non può però sussistere senza responsabilità. Spesso in relazione d’aiuto mi viene chiesto se sia giusto punire un figlio che reitera a tenere un comportamento “sbagliato”.

E la domanda che faccio in questi casi è: il bambino/ragazzo ha veramente sbagliato o non ha fatto le cose che ci aspettavamo? E se ha sbagliato ha compreso perchè ha sbagliato? Cosa ha sbagliato? Dove ha sbagliato? E ha partecipato attivamente ad aggiustare la situazione o a risarcire il “danno”?  

Abbiamo da insegnare loro che possono scegliere ma che ogni scelta comporta delle conseguenze. I figli hanno da sapere e sentire che sono parti attive della propria vita e nella propria vita.

Quando, come genitori, ricorriamo alla punizione per correggere un comportamento che a torto o ragione consideriamo sbagliato, lo facciamo perchè questa modalità genera paura.

Il meccanismo della punizione ha infatti come obiettivo quello di spaventare il bambino che, impaurito all’idea di incappare in una nuova punizione, eviterà di mettere in atto la condotta che l’ha fatta scattare la volta precedente. 

Il punto è che quando agiamo così non lo stiamo educando ma solo addestrando a fare le cose come noi reputiamo corrette. 

E, al di là che lo siano o meno, la punizione è e rimane comunque un metodo “educativo” comodo solo per l’adulto.

I genitori hanno infatti, almeno per un periodo, dalla loro parte forza e autorità, e imporre ai figli la propria visione è molto più semplice che cercare di approfondire le motivazioni alla base dell’azione considerata sbagliata, che comunque agli occhi del bambino/ragazzo aveva senso, altrimenti non l’avrebbe compiuta.

Il problema è che questo meccanismo non è basato sull’amore. L’amore ci richiede infatti non di condannare e punire, bensì di capire.

L’amore

Capire il loro punto di vista, il loro “perché”, non facendoli sentire in colpa per aver sbagliato, ma guidandoli nella necessaria assunzione di responsabilità. 

Assumersi la responsabilità delle proprie azioni e porvi rimedio in caso di necessità sono passi enormi nell’evoluzione di una persona. 

E noi, come genitori, abbiamo da educare i nostri figli a essere liberi di scegliere, di sbagliare e di rispondere dei  comportamenti messi in atto.

mamma figliaRicordiamoci che usare la forza può portare all’obbedienza, ma questo significa solo che i figli cercheranno di non essere puniti, non di cambiare visione e quindi comportamento.

Usare la paura anziché l’amore potrà effettivamente sottometterli alla nostra volontà. Il punto è che questo, nel tempo, contribuirà a minare sia l’autostima che la fiducia in se stessi e creerà anche conseguenze spesso non considerate dai genitori, quali ribellione e bugie che diventeranno nuove cose da combattere e punire e così via ad alimentare un ciclo vizioso.

Non dimentichiamoci mai che i figli imparano ciò che vedono e vivono e questo significa che quando cresceranno potrebbero a loro volta arrivare a imporsi su di noi, talvolta anche escludendoci dalla loro vita.

Se come genitori non abbiamo fatto vivere il “ti vedo, ti ascolto”, perchè loro avrebbero da farlo nei nostri confronti?

Essere genitori non vuol dire essere giudici, perciò quando i nostri figli fanno qualcosa che non va, cerchiamo di comprendere perchè hanno tenuto quel comportamento, successivamente rendiamoli responsabili aiutandoli e sostenendoli a rimediare all’errore.

E se la loro visione è diversa dalla nostra discutiamo per trovare la terza via, ovvero una visione condivisa che porti nel vinco-vinci. in questo modo, il rapporto non ne risentirà, anzi si rafforzerà in quanto passeremo loro un messaggio di fiducia e di importanza per ciò che sono e fanno. 

Attraverso questo di fatto li stiamo educando all’amore attraverso l’amore.

Come si concretizza l’amore nell’educazione?

Questa energia vive e si concretizza infatti: 

  • nella comprensione, ovvero nel voler capire perché hanno fatto quella cosa, perché hanno tenuto quel determinato comportamento.
  • Nell’empatia, ovvero nell’immedesimarci in loro per sentire cosa percepiremo e faremo noi al posto loro se avessimo la loro visione, la loro esperienza, le loro fragilità, i loro problemi, le loro paure, i loro desideri, i loro bisogni, ecc.
  • Nel rispetto, ovvero nell’accettarli per come sono, senza doverli a tutti i costi cambiare o aggiustare.
  • Nel non giudizio che prevede di non dare sentenze sulla base del comportamento in quanto, dietro quel comportamento, ci sono per forza di cose emozioni, pensieri, regole, e se ci fermiamo al giudizio ci perdiamo tutto il resto. 
  • Nella fiducia, ovvero nel credere nel loro potenziale.
  • Nella capacità di perdono, ovvero nel riconoscere la paura e l’inconsapevolezza che si cela dietro ai comportamenti “negativi” messi in atto.

Libertà, responsabilità, amore quanto sappiamo veramente viverli come genitori? Considerando che si educa con l’esempio, impegnamoci a coltivarli e manifestarli.

Che ci piaccia o no, che ne siamo consapevoli o meno, come genitori abbiamo un grande potere e un’enorme responsabilità: i figli guardandoci imparano giorno dopo giorno quello che noi siamo.

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