“Cosa desiderate per i vostri figli?” 

Questa è una domanda che rivolgo spesso ai genitori che vengono in relazione d’aiuto per migliorare il rapporto con i propri figli e la risposta che emerge, quasi in automatico, è che per loro desiderano il “meglio”.

Il meglio è un qualcosa di così indefinito che l’unica cosa certa è che il significato che danno i genitori a questa parola, spesso e volentieri, non è condiviso dai figli ed è qui che i conflitti hanno inizio, quando i genitori, convinti di sapere cosa è bene per i propri figli, cercano di indirizzarli verso scelte che in realtà fanno sentire tranquilli e soddisfatti prevalentemente loro.

Se, infatti si va a scavare un po’ più a fondo, ci si accorge che sono le paure e le aspettative dei genitori a fare da padrone. Generalmente ciò che emerge è che i genitori desiderano per i figli ciò che non hanno potuto fare o avere loro.

Desiderano l’eccellenza nello sport, un’alta media scolastica, una laurea, un master all’estero… Tutte cose che avrebbero da garantire una vita serena e di successo.

  • Come genitori, vi è mai capitato di volere queste cose per i vostri figli?
  • Le avete mai avvertite come pretese dai vostri genitori nei vostri stessi confronti? 
  • Se sì, come vi siete sentiti in quei momenti?
  • Come vi siete sentiti nel sapere che avevate da soddisfare le aspettative di vostra madre o di vostro padre, tutto per essere benvoluti?
  • E come vi siete sentiti sapendo che il farlo magari vi richiedeva di prendere decisioni diverse rispetto a quelle che il vostro cuore vi suggeriva?

Per i figli, soprattutto quando sono piccoli, è fondamentale sentirsi importanti per le persone che sono fondamentali per loro.

famiglia con bambina

Ai loro occhi i genitori sono come degli dei e farebbero di tutto per accontentarli, per non deluderli e per renderli orgogliosi, soprattutto se e quando si accorgono che fare ed essere quello che i genitori vogliono garantisce loro tutti quei riconoscimenti, apprezzamenti, tutta quella considerazione che ogni bambino brama.

Questo fa sì che spesso i figli mettano da parte i propri sogni e i bisogni per sentirsi amati.

Quando nascono i conflitti genitori figli?

I conflitti nascono nei momenti in cui, nonostante questo, percepiscono che ciò che fanno non è mai abbastanza, o quando quella parte repressa bussa per emergere in superficie nei modi più disparati anche anni e anni dopo, quando la vita ha già preso una determinata direzione.

F. (26 anni), in un incontro, ha evidenziato come avesse scelto prima il liceo e poi la facoltà di economia perché, per i suoi genitori, questa era garanzia di un lavoro sicuro.

Certo, il lavoro effettivamente si è concretizzato subito dopo la laurea e lei è anche molto brava, ma si sente triste e insoddisfatta. Ogni mattina prendere la macchina per recarsi in azienda diventa sempre più impegnativo.

Anche ad oggi, pur avendo una vita autonoma e indipendente, aveva deciso di continuare per quella strada in quanto non voleva deludere i suoi genitori, non voleva sentirsi rinfacciare i soldi spesi per farla studiare.

Si è resa conto che era arrabbiata con loro e soprattutto con se stessa per non aver avuto la forza e il coraggio di portare avanti il suo sogno.

Questo l’ha spronata ad acquisire queste abilità e a decidere poi di investire tempo, energie e risorse per realizzare ciò che veramente le fa brillare gli occhi e battere il cuore. Così facendo ha ritrovato carica, entusiasmo e gioia. 

Ma vediamo un altro esempio.

S. (7 anni), è una bimba riservata che ha bisogno di prendere le misure, di tempo per osservare e sentirsi poi libera di aprirsi.

Prima che la scuola iniziasse, il papà giocando le aveva già insegnato a fare semplici operazioni matematiche. Ad ogni risposta esatta della bimba la applaudiva e lodava mentre ad ogni risposta sbagliata faceva scherzosamente una faccia triste.

Iniziata la scuola, S. ha cominciato fin da subito ad avere difficoltà: stava sempre in disparte, non rispondeva alle domande che le maestre le facevano, si bloccava davanti agli esercizi di matematica.

Le insegnanti hanno segnalato ai genitori una possibile difficoltà di apprendimento e tutto questo ha creato una grande tensione in famiglia in quanto non si comprendeva cosa stesse succedendo. 

Di fatto la bambina aveva “solo” una gran paura di sbagliare e di deludere le aspettative del papà.

Nel momento in cui è stata tranquillizzata sotto questo aspetto, la sua personalità è emersa e con questa la voglia di andare a scuola e di partecipare attivamente alle attività.

Serve ascolto attivo e confronto in famiglia

Se le aspettative dei genitori non coincidono o non vengono soddisfatte dai figli, inevitabilmente nascono frustrazioni e conflitti, soprattutto se in famiglia manca lo scambio, l’ascolto attivo e il confronto.

In questi casi i figli, non sentendosi capiti, possono entrare in difesa caratteriale, chiudersi in loro stessi e, ribellandosi a quelle che percepiscono come imposizioni, andare anche contro loro stessi pur di contrastare il genitore.

Il rischio di tutto questo è che, per sfidare i genitori, i ragazzi facciano veramente scelte frettolose e avventate, dettate più dalla voglia di opporsi e di sentirsi liberi che da una valutazione consapevole.  

ascolto cuffie ragazza

Quali sono le cose da fare per evitare i conflitti genitori figli?

Innanzitutto come genitori chiediamoci se, magari senza rendercene conto, stiamo replicando con i nostri figli le modalità che a nostra volta abbiamo ricevuto, chiedendo loro di corrispondere ai nostri desideri e vincolando così la loro realizzazione ai nostri bisogni.

Oppure osserviamo se, per un contrasto inconsapevole ma ancora attivo verso i nostri stessi genitori, stiamo facendo l’esatto contrario lasciandogli la libertà assoluta di decidere della loro vita.

È saggio lasciare ai figli la libertà assoluta di decidere della loro vita?

Abbiamo dato loro linee guida costruttive per il futuro, affinchè possano ragionare con la propria testa e prendere buone decisioni nel rispetto proprio e degli altri?

Spesso si sente dire che i figli sono dei grandi maestri e per me è proprio così.

Hanno la capacità di riportarci a noi stessi, ai nostri irrisolti, ai nostri automatismi disfunzionali per spingerci a risolverli. La relazione con loro, se “usata” al meglio ci fa comprendere dove siamo noi ora.

In quale punto di consapevolezza ci troviamo con noi stessi?

Se non abbiamo elaborato ciò che abbiamo vissuto con i nostri di genitori, agiremo inconsapevolmente nella relazione con i nostri figli condizionati da ciò che è stata la nostra esperienza.

Finchè non comprendiamo il motivo che li ha spinti a proiettare su di noi le loro aspettative, è probabile che ci ritroveremo a creare a nostra volta delle relazioni genitoriali replicando le stesse proiezioni sui nostri di figli o, per contrasto, facendo l’esatto contrario.

Perché invece di questo, non effettuiamo un passo per andare incontro ad un sano equilibrio tra ciò che come genitori possiamo consigliare per indirizzare le loro scelte (dopo aver ascoltato a cuore aperto i loro sogni) e il loro desiderio di osare, di scoprirsi e di fare esperienza?

Ciò che abbiamo vissuto non ha MAI da essere una zavorra che ci impedisce di volare alto nelle relazioni familiari ed affettive.

Il ruolo di genitore è sicuramente quello più difficile da ricoprire perché mette in luce emozioni, ferite, condizionamenti, paure, bisogni che fanno parte del nostro bagaglio interiore e che, se non osservate ed elaborate, possono farci vivere una vita diversa da come avremmo voluto. Anche come genitori.

famiglia genitori figli

Da cosa liberare noi stessi e i nostri figli?

  • Liberiamoci e liberiamo i nostri figli, dalle nostre aspettative.
  • Dal nostro bisogno e desiderio che loro realizzino sogni che sono appartenuti a noi.
  • Dal nostro bisogno di ottenere ciò che noi non abbiamo voluto o potuto ottenere.
  • Dal nostro bisogno di sentirci dei “bravi genitori” nella misura in cui essi ottengono il massimo dal mondo esterno.

Per fare questo, come prima cosa teniamo presente che i figli sono individui diversi da noi, sono esseri unici e speciali con propri desideri, attitudini e inclinazioni.

Successivamente, ricordiamoci che educare significa “tirare fuori il meglio”,  perciò accompagniamo i nostri figli a comprendersi, facciamo in modo che esplorino i loro talenti, aiutiamoli a cogliere ciò che li appassiona veramente.

Ascoltiamoli e, se vediamo che sono pronti e convinti di seguire una strada, lasciamoli sperimentare, lasciamoli liberi di sbagliare e insegniamo loro ad assumersi le conseguenze delle proprie scelte, insegniamo loro ad imparare dagli errori e diamo loro il diritto all’errore.

Gli adulti hanno da essere una guida che sostiene e rinforza, che tifa per loro, che traferisce valori e, ancor prima, fiducia nelle loro capacità.

Se distruggiamo i loro desideri imponendo i nostri, cosa faremo di loro? Cosa faremo del loro futuro e del loro benessere?

Coltiviamo per primi la fiducia e lasciamoli liberi di volare.

E lasciamoci liberi di vivere il nostro rapporto d’amore genitoriale anche nella tenerezza, nella complicità e nell’essere sempre e comunque, un riferimento per loro, questo farà sicuramente bene a tutti.

I figli hanno bisogno di sapere che la famiglia è un luogo sicuro in cui poter essere se stessi ed essere amati per come si è.

Un luogo in cui rifugiarsi se necessario. Un luogo dove sentirsi amati e protetti e dove possono confrontarsi con persone di cui hanno fiducia e stima.

Poniamo, quindi, dei solidi pilastri su cui costruire relazioni familiari sane e realizzanti.

E questi pilastri quali possono essere se non l’Amore, l’Ascolto e il Rispetto?

Ritengo sia una cosa splendida volere il meglio per i propri figli, l’importante è che il meglio sia per loro e non per noi genitori.

Credo che come genitori, se agiamo veramente per “il meglio dei figli”, avremo modo di osservare che in esso si racchiude concretamente anche il nostro.

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