Come si può imparare a gestire la rabbia? Cos’è e perché si manifesta?

La rabbia è un’emozione che nasce dalla paura e scatta quando, secondo noi, qualcosa è diverso da come avrebbe da essere. 

Ogni volta che una persona si comporta in un modo che riteniamo sbagliato, ogni volta che giudichiamo una situazione come ingiusta, in noi scatta la rabbia.

Ma in base a cosa diamo questo giudizio di valore? Lo diamo in base alla nostra felicità, ovvero al nostro desiderio di provare emozioni positive, serenità, benessere.

In pratica la rabbia ci dice che qualcosa sta minacciando il nostro stare bene, ed essendo un’emozione con un’energia propulsiva, quello che invita a fare è intervenire per cambiare quello che a nostro parere non va.

La rabbia ci aiuta a cercare di cambiare quello che non vogliamo

Se osserviamo bene, ogni emozione ha un’energia che la caratterizza e che ci porta a comportarci in uno specifico modo.

La gioia ad esempio ci fa saltare, ridere, abbracciare; la tristezza, al contrario, ci spinge a raccoglierci in noi stessi per elaborare qualcosa.

mara carraro su divano con cane

La rabbia invece è quel sentito che ci sprona a reagire con forza e determinazione verso quello che sta succedendo allo scopo di cambiare le cose che non sono come vorremmo e che riteniamo sbagliate.

Si origina perchè abbiamo delle regole, delle credenze o delle aspettative che vengono per qualche motivo disattese.

Ne consegue che se ci aspettiamo che le cose vadano in un certo modo, che le persone facciano certe scelte o si comportino in una certa maniera e questo non accade, poiché sentiamo minacciato il nostro benessere, allora reagiamo con la rabbia nel tentativo di cambiare le cose.

Facciamo qualche esempio:

  • se ci aspettiamo che nostro figlio vada bene a scuola o sia un bambino/ragazzo “educato” e lui non studia o ci risponde male, ecco che ci arrabbiamo con l’intenzione di far sì che lui la prossima volta si comporti in maniera diversa.
  • Se ci aspettiamo che il nostro partner si ricordi una ricorrenza e lui se ne dimentica ecco che, con la rabbia, tentiamo di fare in modo che la prossima volta se ne ricordi.

In pratica con la rabbia cerchiamo di forzare le situazioni affinchè vadano come vogliamo noi. Adottandola cerchiamo concretamente di modificare in “positivo” le situazioni che ci fanno percepire minacciato il nostro stare bene.

Rabbia e aspettative sono di fatto strettamente collegate tra loro: quando vogliamo a tutti i costi ottenere qualcosa da qualcuno e non ci riusciamo, utilizziamo la rabbia per intimorire quella persona e costringerla a fare quello che vogliamo noi, cosa che avrebbe da garantirci il raggiungere quello che desideriamo.

Non è così anche per voi?

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Provate a pensare alle situazioni in cui in voi nasce la rabbia, cosa cercate di fare attraverso questa emozione? Non cercate forse di ottenere quello che desiderate, qualunque cosa sia?

Potrebbero essere favori, cose materiali, ma anche comportamenti che vi facciano sentire importanti, apprezzati, riconosciuti, visti, desiderati, amati…

Spesso crediamo che questa sia una reazione logica a come si comportano gli altri, mentre in realtà la rabbia e la sua gestione non dipende dall’esterno, da quello che succede, da quello con cui entriamo in contatto, ma dipende sempre e solo da quello che pensiamo noi.

Dipende dalla nostra visione, dalle nostre regole, dalle credenze che abbiamo introiettato, dalle aspettative e pretese che alimentiamo sia verso noi stessi che verso gli altri.

Le emozioni, rabbia compresa, sono infatti soggettive: non tutti ci arrabbiamo per le stesse cose.

emozioni e rabbia

È il nostro giudizio sulla situazione a fare la differenza, non ciò che succede in sé.

Il punto è che le aspettative e le conseguenti pretese che tentiamo di imporre con rabbia, ci mettono in trappola, in quanto ci portano a vivere proprio quella sofferenza che, adottandole, cercavamo di evitare.

In partica con questo atteggiamento potremmo anche indurre gli altri a cambiare il loro comportamento, ma il risultato che otterremmo difficilmente sarà quello che desideravamo.

Le persone potrebbero anche fare ciò che ci aggrada, ma quello che le spingerà ad agire non sarà tanto una loro scelta consapevole, quanto la paura, la costrizione che abbiamo loro imposto.

Questo le porterà, non appena ne avranno la forza o l’occasione, a smettere di fare ciò che vogliamo, cosa che ci ri-porterà a sentire minacciato il nostro benessere, che di conseguenza alimenterà in noi la sofferenza, che ci riporterà nella pretesa e così via ad alimentare un ciclo vizioso senza fine.

La rabbia crea distanza relazionale

Se ci pensiamo bene, a noi per primi non piace quando gli altri pretendono da noi determinati atteggiament o quando cercano di costringerci con la forza o con il ricatto emotivo a fare determinate cose.

Ecco, lo stesso vale per loro.

Cosa accade quando queste situazioni si verificano nella nostra vita? Cosa accade quando qualcuno vuole obbligarci in qualche modo a fare qualcosa?

Generalmente prendiamo le distanze. Se ci è possibile evitiamo quelle persone e se non ci è possibile troviamo comunque il modo per difenderci la loro.

Difesa significa chiusura emotiva e fisica ovvero distanza e secondo voi questa cosa ci fa stare bene o male?
Ci fa stare bene o male vedere, ad esempio, che nostro figlio non parla con noi? 

Ci fa stare bene o male vedere che le persone ci evitano?

ragazzo gestisce rabbia

Che ci piaccia o no, il nostro agire con rabbia porterà anche l’altro ad originare questo sentito in quanto sente minata la sua libertà. 

E se entrambe le parti sono abitate e vivono questa emozione dov’è la felicità? Dov’è il benessere sperato e inseguito? 

Per approfondire leggi anche: come generare emozioni positive per una vita senza negatività

In più questa energia, che ci porta a imporre agli altri la nostra volontà, si basa su un principio di controllo derivante dalla paura che richiede un continuo sforzo da parte nostra per assicurarci che gli altri facciano sempre quello che vogliamo noi.

Questa è una cosa estremamente faticosa da reggere oltre che penalizzante, in quanto aumenta esponenzialmente le nostre pretese e con loro il controllo e la dipendenza dal comportamento degli altri.

Praticamente con questo atteggiamento ci mettiamo in trappola da soli.

Un’altra cosa da considerare è che come esseri umani non abbiamo il potere di far andare gli eventi e le situazioni della vita come vogliamo noi.

Non possiamo ad esempio decidere se l’indomani pioverà o ci sarà il sole, non abbiamo la possibilità di fermare il tempo, non abbiamo il potere di sapere con certezza cosa un nostro gesto, anche se fatto con amore, provocherà in chi lo riceve.

Tantissime cose sfuggono dal nostro controllo e nel momento in cui pretendiamo che queste vadano in un certo modo, inevitabilmente scatterà in noi la rabbia quando le nostre aspettative verranno disattese.

Di fatto in questi casi la rabbia ci segnala che stiamo rifiutando la realtà.

Rifiutare la realtà è solo energia sprecata in quanto, finchè cerchiamo di convincere una persona a cambiare comportamento potremmo anche riuscirci, ma se vogliamo far smettere di piovere non credo che la rabbia possa aiutarci in qualche modo.

Arrabbiarci non modificherà la realtà e poiché questa non cambia solo perchè non ci piace e ci arrabbiamo, la rabbia non ha quindi né senso né utilità. Anzi essendo un’emozione negativa, nel momento in cui avesse da diventare paralizzante, ci impedirebbe di avere quella lucidità necessaria a cercare di trovare soluzioni costruttive da mettere in atto per migliorare le cose.

Alla luce di questo come possiamo gestire la rabbia?

Prima di tutto abbiamo da renderci conto che non è saggio agire in preda a questa emozione: è una reazione che per primi non vorremmo ricevere e come non piace a noi sicuramente non piace nemmeno agli altri.

Inoltre con questo atteggiamento generalmente non risolviamo i problemi ma spesso e volentieri ne creaimo altri.

Se nostro figlio non comprende l’utilità dello studio o del tenere un comportamento rispettoso e noi, anziché dialogare con lui per comprendere cosa sta vivendo, reagiamo con rabbia pretendendo studio ed educazione, è probabile che entrerà in sfida con noi o cercherà di evitarci o magari risponderà alla nostra rabbia con un atteggiamento simile.

Ricordiamoci sempre che la rabbia veste l’energia della paura; dunque essa è la risposta di chi ha paura e vuole proteggersi, non di chi vuole veramente trovare la via più opportuna per migliorare le cose.

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Inoltre, se osserviamo bene, la rabbia fa stare male prima di tutto noi quando la proviamo. Credo che nessuno provi sensazioni di benessere e serenità mentre è arrabbiato.

Considerando quanto sopra, direi che è utile se impariamo a padroneggiare e gestire la rabbia per riuscire poi ad agire da un piano di calma e serenità che ci permetterà di essere aperti sia a trovare soluzioni efficaci, utili a migliorare la nostra vita, sia a trovare alternative ai problemi che abbiamo di fronte.

Per imparare a gestire la rabbia è importante che ricordiamo che questa emozione (come d’altronde tutte le emozioni) non dipende da quello che accade ma dipende sempre e solo da quello che pensiamo, da come valutiamo ciò che sta accadendo, dalle conseguenze negative che pensiamo derivino da quella situtazione o quel comportamento.

pensiero mara carraro

Detto ciò…

numero 1La prima cosa da fare per gestire la rabbia è allontanarsi dalle situazioni calde per avere il tempo di riflettere.

Quando sentiamo nascere in noi questo sentito allontaniamoci, mettiamo distanza ed evitiamo, in quel momento, di discutere con le persone coinvolte.

E soprattutto imponiamoci il silenzio. Vi è mai capitato quando siete in preda a questa emozione di dire cose pesanti delle quali poi vi siete pentiti? A me sì.

Generalmente agiamo così per abitudine: nella nostra vita abbiamo sicuramente visto e vissuto questa modalità innumerevoli volte, ma se ci fermiamo a riflettere un attimo, possiamo dire che urlare o usare parole aggressive verso qualcuno non ha mai portato a nulla di buono?

crepa sul vetro

Credo di no, anzi, penso che abbia solo contribuito ad alimentare prima la nostra rabbia e poi i nostri sensi di colpa.  Per evitare tutto questo quindi allontaniamoci dall’ambiente in cui sta nascendo la nostra rabbia e soprattutto facciamolo silenzio.

numero2Successivamente prendiamoci del tempo e immaginiamo di essere noi i responsabili di quello che sta accedendo.

Poniamoci nei panni della persona con la quale ci stiamo arrabbiando, cerchiamo di immedesimarci in lei pensando di essere noi ad aver messo in atto un determinato comportamento.

Che tipo di reazione vorremmo che gli altri tenessero nei nostri confronti?

Vorremmo rabbia, parole “cattive”, giudicanti, offese e aggressività o vorremmo comprensione ed eventualmente aiuto per capire se e dove abbiamo sbagliato e cosa potremmo fare per rimediare?

numero3Infine la cosa utile da fare è chiederci: “Come posso risolvere questa situazione? Come posso affrontare questo problema?”

Se davanti agli eventi, alle situazioni ed alle persone verso le quali sentiamo rabbia, invece di concentraci sui pensieri negativi che in quei momenti ci abitano, e che ci fanno percepire tutto come una minaccia alla nostra felicità, cominciamo a concentrarci su come risolvere quel problema, ecco che, cambiando il modo di pensare, cambiano anche le emozioni che proviamo.

Il punto fondamentale sono i nostri pensieri.

Di fatto è una reazione a catena: situazione, pensiero, emozione. Ferma restando la situazione, se cambiamo il pensiero, cambiamo per forza di cose anche l’emozione.

reazione a catena

Ne consegue che se davanti a determinate situazioni alimentiamo pensieri di pretesa, di ingiustizia, di critica e di giudizio è ovvio che in noi si originerà rabbia; se al contrario davanti a quelle stesse situazioni, ogni volta che sentiamo nascere la rabbia ci diciamo: “Ora trovo una soluzione” è molto probabile che il nostro sentito cambi.

Focalizzarsi sulle soluzioni è importantissimo in quanto il vero motivo per cui la rabbia nasce in noi è il pensare che quella situazione ci farà stare male, ci danneggerà in qualche modo… In pratica ci impedirà di essere felici.

Se invece di dare spazio a questi pensieri di paura e chiusura alimentiamo pensieri di apertura e possibilità, sicuramente cambiamo ciò che proviamo.

E questo vale anche se in quel momento siamo nel mezzo del problema, se gli altri non collaborano, se ci mettono in difficoltà con i loro comportamenti.

Il nostro punto di forza hanno da essere i pensieri di possibilità, abbiamo da imparare a coltivarli costantemente.

Il processo di mettere distanza, di fare silenzio e di immedesimarci nell’altro per trovare soluzioni ci permette di avere quello spazio di tempo utile a passare dai pensieri che alimentano la rabbia a quelli che alimentano l’amore.

Ricordiamoci che la rabbia è sempre e solo figlia dei nostri pensieri.

Alla luce di questo quali pensieri scegliamo di alimentare?

Una domanda che spesso mi viene rivolta è se esista una “rabbia sana”, la cosiddetta “sacra collera”, la trovo una domanda interessante e direi che ci possiamo ragionare insieme in un prossimo articolo.

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