Uno dei problemi che emerge in modo prepotente in questo momento di isolamento è quello della mancanza di un proprio spazio sia fisico che personale, che permetta di soddisfare il proprio bisogno di individualità.

Ci siamo infatti ritrovati a condividere la casa, ventiquattro ore al giorno con tutti gli altri componenti della famiglia, adulti o bambini che siano, e questo può averci portato in uno stato di stress, sia perché il nostro bisogno di individualità è venuto meno, sia perché la convivenza forzata può aver fatto emergere tutti quegli irrisolti che prima sentivamo, ma sui quali sorvolavamo perché comunque sopportabili visto il tempo limitato d’incontro con l’altro.

Cosa si intende per bisogno di individualità e come lo si può conservare?

Per bisogno di individualità intendo la necessità di avere uno spazio personale in cui dare libero sfogo a ciò che siamo, a ciò che ci piace, a ciò che ci rilassa.

È un tempo esclusivo per noi che ha lo scopo di ricaricarci, di permettere di ascoltarci, di prenderci cura dei nostri bisogni.

bisogno di individualità

Ma come possiamo fare se in questo momento in casa ci sono bambini che si annoiano, che hanno bisogno di essere seguiti nei compiti o se ci sono altri adulti, come partner o figli grandi, che invadono il nostro spazio vitale?

Creare un accordo di relazione per rispettare il bisogno di individualità

Una cosa che, personalmente, trovo estremamente efficace è l’utilizzo di un accordo di relazione.

Un vero e proprio contratto familiare che definisca sia i tempi personali che quelli condivisi, oltre che la suddivisione dei compiti in base alle capacità ed alle possibilità di ciascuno. 

Come realizzare un accordo di relazione

Per effettuarlo al meglio è utile fare una riunione di famiglia, nessuno escluso, mettendo sul tavolo le necessità e i bisogni di tutti: si ascoltano le proposte che ciascuno porta per arrivare a definire chi fa cosa e quando, e quali sono gli spazi personali esclusivi di ciascuno.

Un buon accordo si conclude e si chiude quando tutti sono soddisfatti.

A tal proposito, sta ai partner/genitori far sì che questo non diventi un campo di battaglia, bensì un momento costruttivo in cui tutti possono manifestare e prendersi cura delle esigenze proprie e degli altri componenti.

Ha da passare forte e chiara la regola funzionale e potenziante del “Faccio all’altro e per l’altro ciò che vorrei ricevere”.

Se fatto veramente con l’intenzione di arrivare a generare benessere sarà sicuramente un momento di scambio che ci permetterà di ascoltare e comprendere meglio chi ci è vicino, ci farà sperimentare quanto bello sia agire in questo modo.

In fin dei conti mettere in atto gesti di cura significa amare ed è questa l’energia che ci permette di dar vita alle emozioni positive.

Accordo di relazione e bambini

Per far sì che questo strumento sia efficace con i bambini più piccoli, è importantissimo che il tempo loro dedicato sia di qualità, hanno da sentire il loro bisogno di amore soddisfatto; solo in questo modo accetteranno di buon grado il fatto che mamma e/o papà si prendano poi del tempo per se stessi.

Non pensiamo che i bimbi anche se piccoli non capiscano.

Se spieghiamo loro che avranno la nostra totale attenzione per un periodo di tempo e che, successivamente, avranno da giocare da soli o con i fratellini per un po’, questo, giorno dopo giorno, diventa un’abitudine, un qualcosa di naturale che permette di generare serenità a tutti i componenti della famiglia.

Ricordiamoci che un’abitudine non si acquisisce o si trasforma in un giorno ma richiede il giusto tempo perciò siamo pazienti e fiduciosi in quanto una volta appresa sarà un grandissimo punto di forza.

accordo di relazione

Leggi anche l’articolo “Quanto sappiamo essere resilienti sul lavoro, ai tempi del Coronavirus?”

E se in tutto questo emergessero dei nostri irrisolti? Cose che ci mandano in reattività?

Direi che è il momento giusto per prendercene cura.

Partendo dal presupposto che le nostre emozioni sono reazioni valutative a ciò che viviamo, una domanda utile che possiamo farci è “Come sto valutando/giudicando questa situazione?” cioè come valutiamo le parole dette dall’altro? Il gesto che ha fatto? Il comportamento che ha tenuto?

Spesso infatti, il senso di soffocamento che possiamo percepire non è tanto legato alla mancanza di vero e proprio spazio fisico, quanto all’insofferenza derivante dalla relazione esistente tra noi e l’altro.

Come percepiamo il/la partner, figlio o genitore che sia?
Cosa ci muove dentro la sua vista, la sua voce, il suo atteggiamento?

Se abbiamo dei sospesi con questa persona, se le abbiamo attaccato un giudizio o un’etichetta, ecco che tutto questo ora agisce in noi e può arrivare a minare sia il nostro benessere che la serenità familiare.

E se la smettessimo di giudicare tutto quello che accade e dicessimo semplicemente “SI” a ciò che c’è per osservarlo?

“Sì” apre uno spazio di possibilità!

Possibilità di comprendere, conoscere, trasformare.

Possibilità di spostarsi dalla chiusura, dalla rabbia che percepiamo nei confronti dell’altro, all’apertura della comprensione, della scoperta, dell’amore. 

Fare tutto questo ci porterà via via a percepire l’altro in modo completamente diverso, potremmo così sperimentare il piacere anziché l’insofferenza nel condividere il nostro spazio con lui.

Il soffocamento potrebbe passare per lasciare spazio ad un respiro ampio che ci nutre in profondità.

Quale più grande opportunità di questa per accendere la curiosità di scoprire l’immensa bellezza che si nasconde dietro a ciò che ora vediamo e che crediamo essere vero in assoluto?

Se ti è piaciuto l’articolo condividilo sui tuoi canali e lasciami un commento!

Per continuare a ricevere i miei aggiornamenti e contenuti, ti invito ad iscriverti alla mia lista broadcast su WhatsApp, cliccando sul bottone qui sotto e inviandomi il messaggio “voglio iscrivermi alla lista”. Potrai cancellarti in ogni momento.

pulsante iscriviti whatsapp

Condividi con i tuoi contatti: