La paura di morire è un timore che mi ha accompagnata per tantissimo tempo. Se vado indietro con i ricordi penso che tutto sia nato quando è venuto a mancare il nonno.

Quasi nessuno ci prepara e si prepara a questo evento che è un’inevitabile e naturale tappa della vita.

La nostra cultura ci fa vedere questo passaggio come un qualcosa di negativo, di brutto e triste. Gli associamo sofferenza sia fisica che emotiva. Crediamo segni la fine di tutto ma è veramente così? Veramente con la morte del corpo cessiamo di esistere? 

Personalmente non credo.

Diamo spesso per scontato che il contrario della parola “morte” sia “vita” quando in realtà è “nascita”. 

Si nasce, si muore e in mezzo a questi due estremi c’è il tempo chiamato vita che ci chiede “solo” di Essere, di manifestarci, di portare alla luce il nostro potenziale e tutta la nostra capacità di amare che qui risiede.

Se ci impegniamo a fare questo credo che difficilmente la paura di morire si farà sentire.

La paura di morire nasce quando non viviamo al massimo

La natura attraverso gli animali e la vegetazione ci mostra chiaramente la forza della vita. Essa lotta per esistere e resistere anche in condizioni estreme.  

risveglio primavera

Noi esseri umani la consideriamo il bene più prezioso che abbiamo a disposizione. Ci attacchiamo a lei con tenacia e spesso è proprio questo atteggiamento a far nascere in noi il timore di perderla.

La paura della morte è un’emozione che deriva dai nostri pensieri.

Si origina quando la nostra mente vaga nel futuro con incertezza togliendoci dal presente.

Difficilmente, infatti, ci mettiamo a pensare alla morte se stiamo nel qui e ora e usiamo in modo costruttivo il nostro tempo. 

Quando viviamo con passione e mettiamo entusiasmo in ciò che facciamo, quando agiamo in coerenza di noi, coltiviamo la gratitudine e apriamo con presenza il cuore a tutta la bellezza che ci circonda, generalmente la paura di morire non si fa sentire.

Al contrario se ci limitiamo a far passare le giornate, se non coltiviamo la felicità e non ci diamo il permesso di vivere il nostro potenziale oppure, se invece di vivere la nostra vita viviamo quella degli altri o quella che gli altri hanno previsto per noi sarà probabile che nella nostra mente nascano pensieri disfunzionali derivanti dalla percepita mancanza di un senso profondo.

Tenderemo più facilmente a concentrarci su quello che potrebbe succederci, su quello che potremmo perdere, sulle cose che non potremmo più fare, sulle persone che non potremmo più vedere.

Di fatto la paura della morte non fa altro che dirci che il tempo passa e che non lo stiamo vivendo al meglio.

tempo che passa

La paura di morire deriva dal significato che le diamo

Non è tanto la morte di per sé stessa a farci paura ma è il significato che le attribuiamo. È come la vediamo e la viviamo a fare la differenza.

Se con lei pensiamo che tutto finisca inevitabilmente svilupperemo per la vita un potente attaccamento. 

D’altronde la vita è ciò che ci permette di esistere, di fare esperienze, di provare le infinite sfumature emozionali attraverso il corpo. 

Facciamo di tutto per tenercela stretta e, sapere che non è un qualcosa di totalmente sotto il nostro controllo, ci spaventa. 

Ciò che proviamo, però, dipende solo dai nostri pensieri. La paura di morire possiamo vincerla solo se veramente cambiamo dentro di noi il nostro modo di vedere e vivere sia la vita che la morte.

Se scegliamo di giocare da protagonisti al “gioco della vita” impegnandoci a vivere pienamente ogni giorno in coerenza di noi e dei nostri valori, se impariamo a dare spazio alle cose che riteniamo importanti e se mentre facciamo tutto questo ci divertiamo, quando arriverà il momento in cui il gioco finisce è probabile che ci sentiremo comunque sereni ed appagati.

vivere mara

Lo lasceremo senza problemi, contenti di aver giocato.

Al contrario se non giochiamo da protagonisti, se non diamo il massimo, se nel giocare la nostra partita non ci mettiamo entusiasmo, passione, amore e se non ci divertiamo, difficilmente lasceremo il campo soddisfatti e con la pace nel cuore.

Cosa vuol dire “vivere pienamente”?

Spesso pensiamo che il vivere pienamente abbia a che vedere con il fare o con l’avere. L’Essere viene generalmente dimenticato, quando in realtà è proprio quello che ci permette di sperimentare, attraverso il corpo, il profondo senso della nostra esistenza.

Avere una bella casa, una macchina prestante, l’ultimo modello di cellulare, un cospicuo conto in banca piuttosto che riconoscimenti, lodi o potere sugli altri, come pure fare delle belle vacanze, un lavoro che ci porti prestigio o semplicemente che ci permetta di pagare l’affitto, il mutuo, le bollette spesso sono cose che ci permettono di sopravvivere non di vivere. 

Senza che ce ne accorgiamo tendono a portarci nella cosiddetta ruota del criceto.  

Generano infatti “solo” soddisfazione, un sentito di breve durata che ci richiede di essere costantemente alimentato. Questo ci porta giorno dopo giorno a concentraci sempre più sul fuori allontanandoci al contempo sempre più dal nostro centro, dal nostro Essere dove risiede la vera e profonda felicità.

L’avere e il fare cercano invano di colmare i nostri bisogni emotivi ancora attivi e reattivi ma in realtà ciò che ottengono è di amplificarli ulteriormente portandoci sempre più nella pretesa, nel controllo, nell’attaccamento e di conseguenza nella paura.

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Non siamo esseri eterni e la paura di morire non fa altro che ricordarci che abbiamo un tempo limitato da utilizzare al meglio. Ci fa anche vedere che se non impariamo ad andare oltre gli attaccamenti difficilmente cominceremo a vivere veramente.

Che ci piaccia o meno nulla di ciò che abbiamo verrà con noi. 

Paura di morire: impariamo l’arte del non attaccamento

La vita è molto fantasiosa, tutto può cambiare da un momento all’altro. Quello che ora c’è tra un attimo potrebbe non esserci più.

Per approfondire leggi anche: come affrontare la resistenza al cambiamento

Vivere ci richiede di prendere atto che nulla è per sempre, che nulla ci è “dovuto” e che tutto ciò che c’è e c’è stato è un dono.

Più ci ostiniamo a voler ottenere e trattenere e più ci faremo ossessionare da tutto questo: ne diventeremo emotivamente schiavi.

Questo inevitabilmente ci porterà nella paura di perdere tutto, vita compresa.

Per vivere pienamente abbiamo perciò da allenarci al distacco di cose, persone, idee.

Abbiamo da sentire che la bellezza e la felicità non stanno in ciò che possiamo avere o fare ma in come decidiamo di approcciarci a ciò che c’è nella nostra realtà.

Non possiamo scegliere cosa ci accade ma, in ogni momento, possiamo decidere come rispondere agli eventi. 

È in nostro potere gioire o trovare un senso a ciò che la vita ci mette davanti. È in nostro potere anche prendere atto che qualcosa non ci piace e impegnarci per migliorare le cose.

Ed è nostra responsabilità allenarci a diventare più forti delle paure che ci abitano e che, mantenendoci nella sofferenza, nella rabbia, nel bisogno, ci impediscono di amare.

La nostra vita è solo la conseguenza delle nostre scelte.

fare una scelta

E due sono i poli a cui possiamo decidere di dare spazio: l’amore o la paura.

Imparare il distacco, allenarci a vedere la realtà oltre i condizionamenti introiettati, oltre le paure che ci possono invadere, oltre le nostre convenienze credo sia il solo modo per vincere la paura della morte.

Se siamo occupati a vivere non sentiamo la paura della morte

Esiste solo l’oggi. Abbiamo sempre e solo questo momento da vivere intensamente. Se per noi il quanto diventa più importante del come, sarà facile che la paura della morte si faccia sentire.

Il quanto infatti tende ad essere “mai abbastanza”. Ci sarà sempre qualcosa che manca. 

Avremo quindi sempre bisogno di altro tempo per fare quello che fino ad ora non siamo è riusciti a fare. E questo ci fa vedere il domani come quel tempo che può darci ciò che inseguiamo: la felicità.

Ma visto che la felicità è una diretta conseguenza dell’amare – del fare le cose con amore, del relazionarci agli altri con amore –  ne consegue che “il domani” perde di significato perché amare è un modo di vivere che possiamo agire solo nel presente.

Se scegliamo di amare e di fare dell’amore il nostro faro sicuramente vivremo intensamente e pienamente ogni momento in cui questa energia è presente. Questo farà sì che al momento della morte non avremo sospesi con la nostra vita. Saremo in pace con noi e con lei.

vivere con entusiasmo

Abbiamo paura di morire solo se abbiamo paura di vivere

Personalmente ho notato che era la paura di vivere a generarmi la paura di morire.

Per un lungo periodo della mia esistenza ho tenuto il cuore chiuso per paura di soffrire. Cercavo di proteggermi dal fuori quando in realtà la sofferenza era dentro di me: nelle mie regole, nei miei pensieri, nella mia visione. 

Questa chiusura aveva bloccato completamente la mia capacità di amare. Agivo sempre e solo per convenienza.

Ma la vita, si sa, ci vuole protagonisti e se non viaggiamo sulla giusta via ci pensa lei a dirci che siamo fuori rotta. Così ha fatto con me.

Mi ha messo davanti a decisioni non più procrastinabili. Mi ha chiesto di osare, di sviluppare fiducia, di tirare fuori il mio potenziale. Soprattutto mi ha richiesto di sviluppare consapevolezza e di scegliere poi responsabilmente di stare nel mio spazio di verità anche se le conseguenze non mi piacevano.

Per approfondire leggi anche: prendersi del tempo per sè stessi, come riuscirci e quali sono i benefici

Rimanere fedeli a sé stessi inevitabilmente implica dei rischi. Si potrebbero perdere persone e cose. Eppure è stato proprio il muovermi in questa direzione che mi ha fatto rivedere sia la mia visione sulla vita che quella sulla morte.

Se siamo abitati da paure e in particolare dalla paura della morte chiediamoci:

  • Quanto sono disposto/sono disposta a prendermi rischio di stare nel mio spazio di verità?
  • Quante volte preferisco la sicurezza all’osare?
  • Sono veramente in contatto con me e con ciò che ritengo giusto per me o rifuggo nel fare e nell’avere?

La nostra cultura e la nostra educazione difficilmente ci insegnano a vivere con cor-aggio (agendo dal cuore) ma i timori si vincono solo in un modo: affrontandoli.

Facendolo ho scoperto quanto le mie paure fossero generalmente infondate. La maggior parte nasceva dalla non conoscenza. Spesso non sapevo cosa esattamente mi spaventava, non avevo idea di come potevo affrontare ciò che mi impattava e soprattutto non ero consapevole del mio potenziale.

Generalmente le paure ci sono perché pensiamo di non avere le risorse per affrontarle. Continuano a permanere perché ci aspettiamo che qualcuno da fuori ce le risolva.

In realtà l’unica persona che può farlo siamo noi.

smile vivere

Ogni problema, ogni timore che sperimentiamo dipende solo da ciò che siamo in quel preciso momento.

Se ci impegniamo a diventare persone migliori, se ci concentriamo sul presente e se in questo tempo facciamo del nostro meglio per stare nell’energia dell’amore allora non avvertiremo più la paura di morire ma solo la gioia di vivere.

Ciò che con la morte cesserà di esistere come tale sarà solo la nostra parte fisica ma credo fortemente che quella Animica vissuta attraverso l’amore dato vivrà in eterno.

D’altronde la legge della conservazione della massa che prende origine dal postulato di Lavoisier afferma che “nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma”.

Alla luce di questo mi chiedo e vi chiedo: cosa cambierebbe in noi se invece di vedere la morte come un salto nel buio iniziassimo a vederla come un volo nella Luce?

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