Saper gestire l’ansia non è solo una cosa da grandi, è un’emozione che possono trovarsi a vivere anche i bambini.

Nasce quando pensano che di fronte a loro ci sia una situazione che non sono in grado di affrontare. Pensano di non avere le capacità per farlo.

Come tutte le emozioni, anche questa non fa eccezione: viene originata dai pensieri.

E i pensieri che ci abitano tutti – adulti e bambini – derivano dall’educazione che abbiamo ricevuto, dalle esperienze che abbiamo vissuto e dal contesto sociale in cui siamo cresciuti.

I bambini imparano ciò che vedono e vivono, in loro entra come verità ciò che gli viene detto e ripetuto più volte.

Se, come genitori, vogliamo veramente aiutarli a superare questo sentito, abbiamo quindi da essere degli esempi costruttivi.

educazione gestire l'ansia

Affrontiamo e vinciamo per primi le situazioni che ci portano a generare ansia in modo da diventare dei modelli coerenti, da cui i nostri figli possono apprendere una modalità efficace e serena di affrontare la vita e le sue difficoltà.

Consapevolizziamo che le emozioni non dipendono da ciò che accade, ma sono la conseguenza dei pensieri che facciamo, e insegnamolo anche a loro.

Facciamogli comprendere concretamente che, quando provano questo sentito, è perchè percepiscono come minaccioso ciò che stanno vivendo, o che avranno da vivere, e pensano di non avere le abilità e la forza per affrontarlo e superarlo.

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Cos’è l’ansia e come gestirla?

L’ansia è, di fatto, paura di non farcela. 

Come genitori è quindi importante che accompagnamo giorno dopo giorno con amore i nostri figli a credere in sè stessi.

Un modo per farlo è trasmettere loro i “buoni messaggi genitoriali”.

Jack Rosenberg, terapeuta fondatore della IBP (Integrative Body Psycotherapy), ha individuato dei messaggi significativi da trasmettere ai figli durante l’infanzia per aiutarli a costruire e rinforzare la percezione sia del loro valore che della loro autostima ed autoefficacia.

Vengono divisi in messaggi “della buona madre” e “del buon padre”, anche se arrivano ai figli da entrambi i genitori e producono effetti a livello emotivo, corporeo e di strutturazione della personalità.

I messaggi materni sono quelli che vengono inviati nella primissima infanzia e che accolgono l’arrivo del bambino. Sono quelli fondanti che trasmettono amore, valore e diritto di esistenza.

Comprendono il:

  • Ti voglio
  • Sei benvenuto/benvenuta
  • Sei speciale per me
  • Sei desiderato/desiderata
  • Ti vedo e ti ascolto
  • Mi prendo cura di te
  • Ti amo per quello che sei non per quello che fai
  • Non sei sola/o
  • Ti puoi fidare di me
  • Ti puoi fidare della tua voce interiore
  • Ti sto vicino
  • Qualche volta ti dirò di no ed è perché ti amo
  • Non avere paura ci sono io con te
  • Rispetto la tua vitalità, il tuo territorio, e ti permetto di allontanarti da me

I messaggi paterni sono invece legati all’autoefficacia, alla fiducia in sé e negli altri.

Sono quelli che vengono trasmessi un po’ più in là nel tempo, quando i figli iniziano a muovere i propri passi nel mondo, al di fuori del nucleo familiare.

Sono comunicazioni come:

  • Credo in te
  • Ho fiducia in te
  • Sono sicuro che farai la tua strada e che avrai successo
  • Se cadi ti aiuterò a rialzarti
  • Posso fissare dei limiti, e sono disposto a rinforzarli, proprio perché ti amo
  • Ti do il permesso di essere come me, più di me, meno di me, diverso da me
  • Sono fiero di te
  • Sei forte
  • Sei bella/o

Questi messaggi, più che con le parole, passano attraverso i gesti quotidiani dei genitori, gli apprezzamenti rivolti ai figli, la comunicazione non critica e non giudicante, le dimostrazioni concrete di queste convinzioni.

Il bambino che li riceve crescerà in un clima di sicurezza e fiducia in sé, nell’altro e nella vita che, difficilmente, genererà ansia.

bambino sicuro di sè

Se, al contrario, questi messaggi non gli arrivano sarà facile che tenda ad avere bisogno di continue rassicurazioni e conferme. Ne diventerà dipendente e questo non gli permetterà di sviluppare quella sicurezza necessaria ad affrontare al meglio la vita.

Come gestire l’ansia dei bambini facendo vivere i giusti messaggi?

numero 1Non sostituiamoci ai figli.

Sia che stiano imparando qualcosa, sia che abbiano un problema da risolvere mostriamoci fiduciosi sul fatto che ce la possono fare.

Nei bambini gli autentici atteggiamenti genitoriali di supporto, sostegno, rassicurazione, stima, tendono a generare sicurezza e fiducia sia in se stessi, sia nei genitori, in quanto vedono soddisfatti i propri bisogni più profondi: quelli di sentirsi visti, ascoltati, amati, protetti, sostenuti, accolti, accettati…

Al contrario atteggiamenti di critica, giudizio, svalutazione, inibizione passati attraverso messaggi verbali o non verbali che trasmettono il “non sei capace”, saranno nel bambino causa di sottovalutazione delle proprie capacità, abilità e qualità.

Questo lo porterà a sviluppare insicurezza personale: a sentirsi “sempre meno di…”, “non in grado di…” e tutto ciò alimenterà l’ansia.

Anche gli atteggiamenti di eccessiva lode passati attraverso messaggi-tipo quali “sei un genio!”, “sei il migliore”, che istillano nel bambino un’immagine di sopravvalutazione, possono dare origine all’ansia sia durante la crescita che la vita da adulto.

Il piccolo infatti avendo sviluppato sete di approvazione/potere, si muoverà nel mondo cercando di essere sempre “meglio di….” e il feedback che gli arriva dall’esterno, anche se autentico, potrebbe non essere mai abbastanza per lui, cosa che tenderà a farlo sentire non ok e lo renderà dipendente da quell’approvazione a cui è stato abituato da bambino.

numero2Lasciamo loro il sacrosanto diritto all’errore, per imparare a gestire l’ansia.

Insegnamogli che non c’è nulla di male nello sbagliare. Se accade non giudichiamoli o puniamoli.

Le punizioni e i giudizi tendono a generare paura di sbagliare, insicurezza nell’agire e quindi ansia. Aiutiamoli invece a comprendere dove hanno sbagliato, cosa possono imparare da quell’errore e soprattutto come possono rimediare.

Riparare personalmente all’errore fatto con, se necessario, il nostro aiuto li renderà protagonisti attivi della loro vita, delle scelte che fanno e delle conseguenze che ne derivano.

gestire l'ansia e sbagliare

numero3Passiamo il messaggio che loro non sono i loro risultati.

Se, come genitori, diamo importanza alla prestazione, al voto, alla vincita sportiva, li caricheremo di stress.

In loro si genereranno paura, ansia, insicurezza e timore di non raggingere quel risultato.

Abbiamo al contrario da trasmettergli la passione di stare nel processo: ha da essere bello imparare al di là del voto, ha da essere piacevole fare sport al di là del risultato.

Non facciamogli perdere l’entusiamo del fare a scapito del risultato. Farli dipendere da un risultato significa caricarli di tensione e insicurezze.

Passiamo loro il messaggio che li amiamo, li apprezziamo, li riconosciamo per ciò che sono e non per i risultati che ottengono, ne beneficeranno in serenità e sicurezza interiore.

Stimoliamoli alla manifestazione di sé e all’autonomia.

Sosteniamoli con domande a capire ciò che gli piace, ciò che preferiscono. Chiediamo spesso il loro parere: è un modo per riportarli a se stessi. Coinvolgiamoli nelle decisioni, non prendiamole al posto loro.

Abituiamoli a ragionare con la propria testa, a scegliere dopo aver valutato pro e contro. Accompagnamoli in questa esplorazione senza imporre le nostre visioni e rimaniamo aperti ad imparare sempre qualcosa di nuovo.

I figli sono degli incredibili maestri.

nuemro5Trasmettiamogli il messaggio che sono unici e irripetibili.

Non paragoniamoli mai a niente e nessuno. Facciamo loro capire che possono sempre migliorare e che il crescere ha bisogno del suo tempo e che non ce n’è uno uguale per tutti.

Passiamogli il messaggio che nessuno è meglio e nessuno è peggio. Siamo tutti diversi e ugualmente preziosi. Questo sarà per loro fonte di accettazione e di grande rilassamento.

figli unici

Gioiamo delle loro conquiste.

Insegnamo loro la giusta prudenza, ma non freniamoli nel fare esperienze. Diamo valore al loro osare, al loro sperimentare, al loro mettersi in gioco e festeggiamo ogni  loro conquista, ogni superamento di un limite.

Tutto questo li porterà a contattare ed a fidarsi delle proprie capacità, riuscendo a gestire l’ansia con più tranquillità.

Coltiviamo un atteggiamento costruttivo.

Insegnamo loro, soprattutto con il nostro esempio, la responsabilità. Dimostriamogli che è possibile trovare almeno una soluzione per ogni problema, questo li rasserenerà.

Stimoliamoli ad accorgersi e a cogliere le opportunità. Guidiamoli a cambiare punto di vista per osservare la vita dalla giusta prospettiva.

Vedere solo il lato negativo delle situazioni, quello che di brutto potrebbe accadere, non è nè realistico né utile: intimorisce e toglie il credere di poter fare qualcosa per cambiare la situazione.

I bambini hanno da comprendere che ogni situazione, per quanto impegnativa possa essere, ha sicuramente almeno un lato positivo, qualcosa che va bene, qualcosa che è possibile fare per migliorare ciò che è.

I comportamenti e gli atteggiamenti che come genitori teniamo hanno una grande influenza sui nostri figli. Con il nostro modo di essere possiamo trasmettere fiducia o sfiducia, sicurezza o insicurezza.

Se come genitori, coltiviamo per primi la fiducia e la sicurezza interiore, se ci mettiamo nella posizione dell’amore e dell’amare, facendo vivere concretamente quest’energia attraverso il nostro modo di pensare e di emozionarci, attraverso le nostre parole e azioni, ecco che diventeremo per i nostri figli delle guide costruttive.

La sicurezza interiore è la conseguenza delle certezze che abbiamo dentro e solo se aiutiamo e sosteniamo i nostri figli a costruirle in sè stessi, potranno crescere in modo sereno trasformandosi pian piano in adulti emozionalmente maturi, in grado di avere relazioni appaganti (in primis con se stessi) e una vita ricca di positività.

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