L’empatia è una delle soft skill più richieste nelle aziende di oggi ed è uno dei temi che sembrano essere sulla bocca di tutti. Siamo nell’era dell’empatia? Sì, potremmo affermarlo.

Complice la necessità di recuperare una propria dimensione umana, stiamo riprendendo in considerazione valori che ci riportano all’essenza delle relazioni.

Esistono definizioni di empatia più o meno accademiche. Una molto interessante è quella data dall’autrice e ricercatrice Brené Brown che afferma:

l’empatia è sperimentare i sentimenti di qualcuno.

Esplorando l’aspetto semantico, la parola empatia deriva, infatti, dal tedesco “Einfühlung” (sentire dentro, letteralmente). Richiede una componente emozionale di reale immedesimazione in ciò che l’altra persona prova.

Questo la differenzia dalla simpatia che, come afferma la stessa Brown nei suoi scritti e in alcuni TedX divenuti virali, significa comprendere le sofferenze altrui e farlo in modo ragionevole e lucido.

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Si tratta di una comprensione che parte dalla nostra mente e che fa appello alle conoscenze che già abbiamo. La simpatia è più legata alla ragione, e mantiene una certa distanza emotiva, là dove l’empatia consente di entrare emotivamente nella vita di altri.

Sono due approcci differenti che, nelle relazioni, possono coesistere o sostituirsi a seconda di quanto ognuno di noi riesca ad allenare di più l’una o l’altra.

connessione empatia tazze

L’empatia ci rende più umani

Possiamo considerare l’empatia una vera e propria opportunità per creare relazioni sane a partire da una connessione profonda con gli altri esseri umani.

Praticata nella nostra vita quotidiana, infatti, ci fa sentire più uniti: parte di una comunità. E quando accade questo è inevitabile sentirsi bene, percepire la nostra essenza.

Le relazioni tra le persone sono un aspetto fondamentale della nostra esistenza. Non possiamo pensare di procedere senza tenere conto delle persone che ruotano nella nostra vita o che fanno parte delle nostre esperienze.

L’empatia, quindi, è uno degli ingredienti fondamentali per costruire, mantenere e rafforzare le relazioni umane.

In questa epoca storica in cui, purtroppo, si legge ancora tanto di violenze e di atti di bullismo, è importante riconnetterci con l’empatia. In questo modo possiamo contribuire a ridurre il livello di emozioni negative nei confronti delle altre persone.

entusiasmo di vivere

Il tutto accade perché si attiva la comprensione: a renderci indifferenti o, talvolta, arrabbiati, è la non conoscenza. Quando comprendiamo e accogliamo il diverso da noi avviene una cosa davvero speciale: si abbattono i pregiudizi perché ci si concede l’opportunità di esplorare territori meno noti.

La curiosità ci spinge a informarci meglio, a voler scoprire di più sull’altro. Ecco perché tanti sono gli studi che affermano che l’empatia sia in grado di promuovere l’uguaglianza e l’altruismo. Le cronache di questi tempi ci mostrano quanto sia diventato necessario riconnettersi con questo valore.

Per approfondire leggi anche: come affrontare e colmare il senso di angoscia di questi mesi

I sei livelli di empatia secondo Karla McLaren

Tra i numerosi studi sull’empatia emerge il lavoro di Karla McLaren, autrice del libro The Art of Empathy, che ha definito il modello “Six Essential Aspects of Empathy” (I sei aspetti essenziali dell’empatia).

Si tratta di una vera e propria piramide delle emozioni che va dalla capacità più rudimentale a quella più elevata. Il punto di partenza della McLaren è il pensiero che l’empatia è un processo accessibile e malleabile. Non importa, quindi, a che punto ci si trova in questo momento, possiamo sempre migliorare compiendo un nuovo passo lungo la piramide.

passo sulle scale

Ecco di seguito i sei aspetti essenziali dell’empatia secondo Karla McLaren:

  1. Contagio emotivo. Proviamo a pensare a quando ridiamo solo perché una persona accanto a noi  sta ridendo. Questo è il primo livello dell’empatia e si attiva grazie alla nostra capacità di sentire e condividere emozioni.
  1. Accuratezza empatica. Questo è il livello della comprensione di emozioni, pensieri e intenzioni. Non solo quelli riferiti a noi stessi ma anche agli altri. Si tratta di una consapevolezza emotiva che deriva dalla nostra capacità di gestire le emozioni.
  1. Regolazione emotiva. Imparare a regolare le nostre emozioni per non esserne sopraffatti. Questo è il terzo livello definito da Karla McLaren. Più profondo dell’accuratezza empatica che abbiamo visto prima.
  1. Cambio di prospettiva. Per mettersi nei panni degli altri occorre allenarsi a vedere le situazioni con i loro occhi. In questo modo diventa possibile comprendere le loro esigenze.
  1. Preoccuparsi per gli altri. Sappiamo prenderci cura degli altri? La McLaren afferma che preoccuparsi troppo per le altre persone e non elaborare le emozioni al meglio ci fa correre il rischio di ignorare i nostri bisogni a favore di quelli altrui. Ma non è questo l’obiettivo dell’empatia. Ecco perché è importante saper gestire bene le proprie emozioni per essere di grande aiuto alle persone intorno a noi.
  1. Coinvolgimento intuitivo. Si tratta dell’abilità più elevata a livello empatico perché oltre a coinvolgere le precedenti, aggiunge la capacità di fare qualcosa di utile per gli altri basandosi sulle proprie intuizioni. Per essere costruttivi occorre aver superato bene i precedenti livelli.

Le opportunità si trovano nella quotidianità

«Si parla molto del deficit federale, ma dovremmo parlare di più del nostro deficit di empatia, dell’abilità di metterci nei panni altrui: il bimbo che ha fame, il metalmeccanico che è stato licenziato, la famiglia che ha perso la casa nell’uragano. Quando allarghiamo così l’orizzonte delle nostre preoccupazioni fino a includere degli estranei, diventa arduo non agire, non aiutare».

Queste sono le parole donate da Barack Obama agli studenti della Northwestern University durante il discorso tenuto alla cerimonia dei diplomi del 2006.

Obama ha trattato il tema dell’empatia in oltre 60 dei suoi discorsi. In particolare, ha messo l’accento sull’importanza dell’ottimismo nel futuro perché può condurci dai problemi alle opportunità.

Del resto, se guardiamo la storia dell’evoluzione umana, l’empatia risulta essere una delle capacità appartenenti alla nostra specie che hanno permesso la nostra sopravvivenza e la nostra evoluzione. Il motivo? Grazie all’empatia crediamo alle persone, a ciò che provano e pensano nonostante abbiano reazioni e pensieri differenti dai nostri.

E, come afferma Obama, questa comprensione diventa fondamentale per spingerci all’azione e all’aiuto.

albero disegnato aiutare

Sono tante le opportunità, nella nostra quotidianità, per allenare l’empatia e l’ascolto dell’altro. Si potrebbero osservare i bambini, per esempio. Essi altro non sono che il riflesso delle azioni di noi adulti.

Per approfondire leggi anche: le 3 qualità essenziali per educare i figli

Ma una fonte inesauribile di insegnamento sul processo empatico sono le persone che frequentiamo. Provando a immaginare di osservare conversazioni ed esperienze in cui siamo coinvolti con una telecamera esterna, potremmo imparare tantissimo sugli altri esseri umani.

Cambiando punto di osservazione, come afferma la McLaren nel suo studio, è possibile accorgersi di sfumature nuove e trarre nuove ispirazioni sulle abitudini comunicative che assumiamo noi e su quelle che assumono gli altri.

Fermarci ad ascoltare l’altro è certamente una terza opportunità per migliorare il nostro livello empatico. Solo ascoltando possiamo conoscere e comprendere. E per ascolto si intende quello uditivo ma anche l’osservazione di gesti e attitudini.

Andando semplicemente là fuori e cominciando a dare alle persone lo spazio che meritano si può fare un viaggio nelle emozioni straordinario. Quello che può aiutarci ad esplorare l’empatia.

assunta corbo

Articolo scritto da: Assunta Corbo
Giornalista freelance, autrice e speaker. Co-Founder del Constructive Network per divulgare il giornalismo costruttivo.

 

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