È possibile perdonare e superare un tradimento? 

Questa è una domanda che mi sono sentita rivolgere spesso in sessione, sia da persone che il tradimento l’avevano subito, sia da chi l’aveva agito.

La risposta a “come superare un tradimento” non può che essere personale e generalmente emerge dopo un avventuroso viaggio fatto dentro se stessi che ha come  inevitabile punto di partenza il comprendere cos’ha portato loro o l’altro a tradire.

Considerando che ogni comportamento è una conseguenza delle emozioni che proviamo, i motivi che ci spingono ad agire sono due:

  • vogliamo andare verso qualcosa che crediamo ci faccia stare bene,
  • o andare via da qualcosa che ci fa stare male.

Tutti vogliamo essere felici, provare emozioni positive, sentirci bene, ma spesso ciò che riempie le nostre giornate “parla” di stress, problemi, difficoltà grandi o piccole che messe tutte assieme ci portano a percepire stanchezza fisica, mentale ed emotiva.

mara carraro sessione

Questa tende ad originare in noi frustrazione, delusione, insoddisfazione ed è in questi momenti che vorremmo comprensione, ascolto, supporto e sostegno dal partner.

Ci aspettiamo che ci capisca, che veda il nostro malessere anche senza che glielo esplicitiamo. 

Talvolta giudichiamo la sua vita “più leggera” della nostra e traiamo queste conclusioni senza confrontarci con l’altra parte e senza ascoltare cosa percepisce lui o lei.

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Il punto è che ogni volta che alimentiamo delle aspettative, ogni volta che ci aspettiamo che il partner tenga nei nostri confronti un determinato atteggiamento o che faccia una ben specifica cosa, quello che automaticamente stiamo creando sono delle infinite possibilità di rimanere delusi.

E giorno dopo giorno le aspettative disattese creano distanza relazionale. Originano una crepa nel rapporto che ci fa concentrare sulla mancanza, su quello che vorremmo e che non arriva dall’altro. 

Iniziamo a sentirci soli e incompresi. Questo ci rende più fragili e vulnerabili, ed è qui che una terza persona può trovare una breccia per inserirsi.

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Cos’è il tradimento?

Il tradimento è una fuga dal malessere del bambino emozionale presente in noi. Quando soffriamo generalmente andiamo a ricontattare l’energia del bambino emozionale bisognoso.

Inconsapevolemente richiamiamo dentro di noi quella paura, quella solitudine, quel senso di vuoto, quel timore di non riuscire a sopravvivere che abbiamo sperimentato da piccoli nel lasso di tempo tra quando avvertivamo un bisogno e il momento in cui qualcuno arrivava a soddisfarlo.

Queste paure, se non le abbiamo sanate, ritornano in tutte le relazioni che viviamo e in modo più amplificato nella relazione con il partner.

Anche se non ne siamo consapevoli tendiamo a re-agire a quello che ci accade e a quello che proviamo proprio attraverso l’identificazione con il nostro bambino emozionale ferito.

Chi tradisce quindi spesso lo fa perché soffre emotivamente. Crede di non poter più essere felice, di non riuscire più a provare emozioni di gioia, serenità, benessere nella relazione in cui si trova.

bambino ferito emozionale

Ed è per questo che quando qualcuno arriva e gli riserva delle attenzioni queste fanno immediatamente sparire la sensazione di vuoto, sostituendola con una percepita sicurezza che fa sentire bene, curata, vista questa persona. La fa sentire importante e amata ed è qui che spesso si cade nel tradimento.

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Stiamo male e pensiamo che quel determinato uomo o quella determinata donna abbia la capacità di colmare quel dolore.

Attraverso il tradimento tentiamo, in modo generalmente fallimentare, di non sentire quella paura e quella sofferenza che tanto ci impattano.

Cerchiamo una possibile soluzione, che non sarà mai tale, in quanto quel dolore e quella paura per essere sanati richiedono inevitabilmente di essere osservati, ascoltati ed affrontati. 

Se non lo facciamo il rischio è che anche queste relazioni nascano con grandi speranze, proseguano con il crollo di tutte le aspettative e muoiano nella recriminazione di se stessi e dell’altro.

La stessa cosa vale anche se non le vediamo come una possibile soluzione “definitiva”.

Se pensiamo che almeno per un po’ ci facciano stare meglio, ci facciano sentire importanti, ci portino a riscoprire il piacere di essere desiderati e desiderabili, difficilmente, se stiamo emotivamente male, resisteremo.

Con questo non voglio giustificare il tradimento. Personalmente la ritengo una cosa sbagliata sia verso il partner che verso se stessi, ma partendo dalla domanda iniziale comprendere è il primo passo per arrivare alla meta: al perdono.

Nel tradimento ci può essere amore?

Talvolta chi mette in atto un tradimento pensa di averlo fatto per amore dell’amante; sentimento che percepisce di non avvertire più – o di non avvertire più così forte – per il partner, ma è veramente così?

Personalmente credo di no.

Visto che quello che ci muove a tradire è la paura di stare male, di continuare ad essere infelici, ne consegue che quello che ci porta ad agire in questa direzione non è l’amore ma l’illusorio bisogno di mettere fine alle nostre sofferenze.

E dove c’è bisogno, dove c’è dipendenza dall’altro per sentirci bene, non può esserci amore.

Dire di aver tradito per amore probabilmente è “solo” un modo per giustificare ai nostri occhi e a quelli del mondo un comportamento che generalmente viene considerato “moralmente sbagliato”.

nascondersi sbagliare

In più, così facendo, nascondiamo, sia a noi stessi che agli altri, anche la nostra incapacità di amare, perchè chi tradisce generalmente lo fa in quanto non ha la forza di amare.

Amare infatti non è un qualcosa che accade. È una scelta che parte dal nostro voler agire con amore. 

Si tratta di una scelta che si compie quando decidiamo di agire in coerenza con questa energia che ci abita e che fa parte del nostro modo di essere.

E visto che amare significa:

  • desiderare ed agire per il bene dell’altro,
  • essere presenti e disponibili,
  • comprendere i punti di vista dell’altro, i suoi limiti, le sue debolezze, le sue difficoltà,
  • rispettare l’altro,
  • perdonarlo se sbaglia,

ne consegue che non possiamo pensare di essere nell’amore se con il nostro agire facciamo del male a qualcuno.

Ma d’altronde, se è vero che chi tradisce non sta amando, è anche vero che non lo fa nemmeno chi non perdona.

Perdonare o non perdonare un tradimento?

Per rispondere a questa domanda è utile partire dal significato che associamo alla parola perdono.

Wikipedia lo definisce come “la cessazione di un sentimento di risentimento nei confronti di un’altra persona” e visto che le emozioni sono un qualcosa che dipende totalmente da noi, è una definizione che condivido pienamente. 

Si tratta di un processo che ci vede come protagonisti attivi nel trasformare il nostro punto di vista su quando abbiamo vissuto o agito.

L’andare oltre la sofferenza ci richiede:

  • di vedere chi ha tradito come quello che in realtà è: una persona che può aver sbagliato,
  • di prendere atto che nessuno ha il dovere o la capacità di renderci felici,
  • di comprendere che perdonare non significa giustificare o condonare un comportamento che riteniamo errato. Non vuol dire mostrarci deboli o darla vinta a chi ci ha in qualche modo danneggiato, ma significa smettere di lasciare il potere a quell’evento e alle emozioni ad esso associate di farci stare male.

Il perdono è quel qualcosa che prima di tutto permette a noi di stare bene, è quel processo che inevitabilmente ha come effetto collaterale positivo il riportarci all’amore.

Amore che non può più abitarci se dentro di noi lasciamo spazio a rabbia, risentimento, sofferenza, voglia di vendetta, delusione.

Tutti vogliamo essere felici ma per esserlo abbiamo da amare. Più amiamo e più stiamo bene perchè questa è la nostra natura. 

E visto che non perdonare è contrario all’amore ne consegue che se non perdoniamo in modo autentico il tradimento subito o agito non staremo mai veramente bene.

Alla luce di questo non credo abbia senso chiudere semplicemente la relazione e metterci una pietra sopra in quanto una ferita non curata continua comunque a farsi sentire, a condizionarci e a diventare sempre più profonda. Inconsapevolmente potremmo portarla anche negli eventuali nuovi rapporti.

coraggio di perdonare

Come superare un tradimento e come perdonare ripartendo da noi

Scegliere di perdonare non ha nulla a che fare con il decidere se portare avanti o meno la relazione. Ha da essere un qualcosa che desideriamo compiere a prescindere da questo.

È un processo interiore di liberazione del dolore che solo poi, quando staremo veramente bene, ci può permette di prendere, in modo consapevole e non reattivo, una decisione così importante.

Il perdono è di fatto una delle cose più impegnative da mettere in atto. È quello stato in cui vive e si manifesta la nostra più alta capacità di amare. 

Più che un punto di partenza credo sia utile vederlo come una meta da raggiungere. È un punto di arrivo che ci richiede di voler fare questo viaggio senza tempo.

Non è infatti prevedibile stabilire a priori quanto potrà durare, la cosa certa è che se vogliamo raggiungere l’obiettivo e non molliamo prima o poi a destinazione ci arriviamo.

Assunto che la parola perdono presuppone che ci siano tre elementi (una colpa, un carnefice-colpevole e una vittima), sei sono le domande che ci accompagnano nel viaggio di ricerca delle nostre buone risposte.

numero 1

Chi è veramente il carnefice-colpevole?

A chi o a cosa attribuiamo la colpa di quello che abbiamo subito o che abbiamo messo in atto?

numero2Qual è esattamente la colpa, l’errore che attribuiamo al carnefice-colpevole?

Fermiamoci a riflettere con calma su questa domanda perchè a volte le risposte che emergono possono arrivare a sorprenderci.

Chiediamoci poi:

numero3Cosa avrebbe dovuto fare il carnefice-colpevole che invece non ha fatto?

Questo ci dà modo di osservare cosa per noi non sarebbe stato un errore.

Successivamente abbiamo da mettere in atto la nostra capacità di amare spostandoci dal giudizio verso la comprensione. Chiediamoci:

Per quale motivo quella persona non ha fatto ciò che avrebbe dovuto fare? 

Trovare la risposta a questa domanda ci richiede di toglierci dalla situazione. Per riuscire a guardare la realtà abbiamo da vestire il ruolo di osservatore esterno non coinvolto.

Abbiamo da guardare la situazione togliendo quelli che sono i nostri condizionamenti, le nostre regole, i nostri punti di vista. Ci chiede di mettere momentaneamente da parte i giudizi e le emozioni negative che inevitabilmente potremmo ancora provare.

Solo guardando la realtà in questo modo potremo vedere le vere motivazioni che hanno impedito a quella persona di agire in modo diverso. Ed è qui che probabilmente inizierà a farsi strada in noi una nuova comprensione che ci porterà a vedere quanto successo da un nuovo punto di vista. 

Potremmo concretamente accorgerci che quella persona, anche volendo, non avrebbe potuto e/o saputo agire diversamente in quel momento.

E potremmo renderci conto che, in fin dei conti, anche lei era una vittima.

Vittima di se stessa, della propria infelicità, delle proprie paure e dei propri limiti oltrechè dell’idea errata che la felicità sia da ricercare fuori in qualcuno o in qualcosa.

Se non fossimo noi le persone ferite e guardassimo da fuori chi ha commesso il tradimento veramente lo faremo con tolleranza zero o riusciremmo a vedere tutta la vulnerabilità e la fragilità che lo contraddistingue?

Veramente non riusciremmo a distinguere la persona dal comportamento, a dissociare l’azione commessa dalla persona?

coltello cuore

Non è sempre facile fare la cosa giusta. Tante volte anche a noi sarà capitato di sbagliare anche verso qualcuno che amiamo, soprattutto se in quei momenti eravamo abitati dalla paura.

Sbagliare è umano. Tutti sbagliamo e ognuno fa i suoi errori.

In questa fase abbiamo da togliere i giudizi in quanto non possiamo sapere cosa provano gli altri mentre fanno determinate scelte. Non siamo loro, non abbiamo avuto la loro storia di conseguenza difficilmente potremmo comprendere le paure e  le sofferenze che li hanno portati a mettere in atto determinati comportamenti.

Arrivare a trovare la nostra buona risposta di cuore alla domanda “Per quale motivo quella persona non ha fatto ciò che avrebbe dovuto fare?” è ciò che ci permetterà di identificarci nell’altro in modo empatico.

Prendere atto di cosa può aver portato questa persona ad agire in quel determinato modo, vedere i suoi limiti e le sue fragilità, può far nascere in noi compassione che è quel sentito che ci permetterà di fare gli ultimi passi nella direzione del perdono.

Questo è a mio avviso il punto più impegnativo ed è quello che ci richiedere tempo. Tanto o poco che sia prendiamocelo tutto perchè solo se veramente la comprensione si sarà trasformata in compassione allora il perdono potrà avvenire in modo totale e autentico.

Successivamente per proseguire chiediamoci:

nuemro5Da 0 a 10 quanto è forte la sofferenza che provo e ho provato?

È importante dare alle nostre emozioni diritto di esistenza. Sono delle messaggere importanti e se sono negative quello che vogliono dirci è che lì per noi c’è un problema, c’è qualcosa che non và, ci sono delle conseguenze che temiamo.

Osservare ed affrontare ciò che ci fa paura, prendere consapevolezza di quello che ci impatta per trovare una soluzione, è ciò che ci permette di crescere, di migliorare e di diventare più forti.

È diventare consapevoli della sofferenza che abbiamo affrontato che ci può mostrare concretamente tutta quella forza che abbiamo sia acquisito che agito per superare quella situazione.

Nella vita, anche se non è piacevole e preferiremmo altro, è proprio grazie alle difficoltà e al dolore che facciamo i nostri più importanti passi in avanti nella scoperta di noi stessi e del nostro potenziale.

Nel bene e nel male, senza tutto il nostro vissuto, non saremo chi siamo ora e questo, visto che parla di noi, non possiamo non osservarlo e riconoscerlo.

crederci sempre, papavero

Ed è proprio il riconoscere che trasforma quelle abilità in risorse utilizzabili nella nostra vita. Alla luce di questo chiediamoci:

Cos’ ho imparato, o cosa posso imparare, grazie a questa situazione?

Chi sono diventato oggi grazie a questa situazione? Quali punti di forza ho sviluppato? Quali qualità e competenze di me sono emerse che altrimenti non avrei?

Ogni situazione se lo permettiamo è in grado di trasformarci e di renderci migliori.

Se ci diamo il permesso di osservare senza alcun giudizio il nostro prima e il dopo potremmo accorgerci di quanto quello che ci ha provocato tanto dolore sia stato anche funzionale a farci crescere.

Per approfondire leggi anche: i 6 ingredienti per una relazione sana di coppia

Come superare il tradimento… nella vita.

In questo articolo abbiamo parlato di come superare il tradimento nel senso più “classico” del termine, ovvero quello che avviene all’interno della coppia.

In realtà possiamo percepire questo sentito anche in altre situazioni: ad esempio quando qualcuno non mantiene la parola data, o ci mente, o ci nasconde qualcosa, oppure quando ci esclude intenzionalmente da una decisione le cui conseguenze poi possono ricadere anche su di noi….

Inoltre oltre al tradimento possiamo avere tantissime altre situazioni da perdonare e perdonarci ma visto che perdonare è un processo impegnativo, quale può essere la molla che veramente può motivarci a fare questo viaggio?

Durante i miei percorsi di crescita personale, quando si affrontava il discorso del perdono generalmente mi veniva proposta la visione di vederlo come un dono (per-dono) che facevo a me stessa.

Questa prospettiva se da un lato mi allettava, dall’altro non mi ha fatta andare oltre: restare arrabbiati, scaricare la colpa su un colpevole era comodo e soprattutto mi toglieva dalla mia responsabilità.

Mi portava via sia dall’osservare quello che sarebbe stato bene facessi allora che  dalla responsabilità di scegliere di sviluppare ora quelle qualità e quelle competenze che mi avrebbero permesso di usare al meglio quell’esperienza, sia per me stessa che per chi avevo vicino o incontravo nella vita.

Eccolo qui il significato e il senso profondo che è arrivato ad avere per me il per-dono: un dono da donare.

È questo il senso che voglio continuare a coltivare ed impegnarmi a vivere perchè in fin dei conti è nel perdonare che possiamo rendere concreta la nostra più alta capacità di amare.

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