Il senso di vuoto è quel sentito che nasce quando siamo insoddisfatti della nostra vita, quando avvertiamo una mancanza di significato nel nostro esistere, quando ci percepiamo soli.

Generalmente l’emozione che lo accompagna è la tristezza. Arriva quando i nostri pensieri si concentrano sulla mancanza.

Praticamente ci sentiamo vuoti quando dirigiamo la nostra attenzione su ciò che non c’è più, su ciò che abbiamo perso, su ciò che ancora non abbiamo…

Ci sono persone con un buon lavoro, un buon tenore economico, una bella casa e una bella macchina che si sentono vuote perchè non hanno un partner.

Al contrario ce ne sono altre che hanno ottime relazioni ma percepiscono un senso di vuoto perchè non si sentono realizzate.

Ad altre ancora può mancare la salute che impedisce loro di fare determinate cose e questo può renderle sofferenti e insofferenti.

Una cosa utile da comprendere è che il senso di vuoto non è un qualcosa di oggettivo, non è un qualcosa di fisico, ma si tratta di un’emozione e, come tale, dipende esclusivamente da ciò che pensiamo.

Dipende da come giudichiamo, valutiamo, ci approcciamo a ciò che abbiamo o a ciò che ci manca.

luce e buio

Chi vive con gratitudine, presenza, valore, pienezza ciò che c’è nella sua vita, difficilmente avverte questo sentito; al contrario, chi non è in armonia con le cose e le persone che lo circondano, chi non riesce a cogliere la bellezza che ha attorno a sè, chi non si sente sereno dove vive, chi non si sente realizzato e soddisfatto di ciò che fa ecco che può originare questo malessere dentro di sé.

Il senso di vuoto è di fatto un’emozione negativa che, come ogni altra emozione negativa, ci segnala che in noi c’è un problema da risolvere e in questo caso il problema su cui intervenire è che non siamo felici.

Cosa accade quando percepiamo il senso di vuoto?

Generalmente quando percepiamo questa sensazione cerchiamo di “compensarla”, ovvero per non sentirla cerchiamo di riempire questo vuoto ricorrendo a cose esterne come relazioni, dolci, cibo, fumo, alcol, lavoro, impegni, televisione, ecc.

Il punto è che tutte queste cose difficilmente riusciranno a colmare questo percepito, in quanto essendo un qualcosa che nasce dentro di noi e che dipende esclusivamente da come osserviamo e interpretiamo la realtà, solo un nostro cambio di prospettiva, un nostro cambio di visione può veramente trasformarlo.

L’esterno infatti può solo garantirci un piacere o una soddisfazione momentanea, ma difficilmente ci porterà verso una felicità autentica e duratura, l’unica capace di riempire veramente quel vuoto.

L’esterno, a cui spesso e volentieri ricorriamo, ha solo lo scopo di non farcelo sentire, il punto è che non avvertirlo perchè lo stiamo “soffocando” sotto qualcos’altro, non significa averlo colmato.

come colmare il senso di vuoto

In più ricorrere al fuori per generarci uno pseudo-stato di benessere spesso e volentieri peggiora la situazione in quanto ci porterà a dipendere da tutto quello che ci serve illusoriamente a riempirci e a distrarci.

Se ad esempio crediamo che sia il mangiare dolci a genererci benessere, ogni volta che percepiremo il senso di vuoto avvertiremo la necessità di mangiare qualcosa di zuccherato. Di fatto, erroneamente, leghiamo il nostro stare bene alla presenza dei dolci, cosa che ci porta via via a sviluppare dipendenza da questi.

La dipendenza, a sua volta, ci porta nel timore di non averli a disposizione nel momento del bisogno e tutto questo ci porta nel controllo in quanto, se crediamo che il nostro benessere dipenda dai dolci, il pensiero di non averli a disposizione nell’esatto momento in cui avessero da servirci ci porta a stare male.

Ma il controllo non è altro che paura e la paura non è altro che la madre di tutte le emozioni negative quali rabbia, delusione, tristezza…

banner vinco la paura

In definitiva ciò che avrebbe da farci stare bene in realtà non fa altro che portarci nella sofferenza.

E, paradossalmente, quando siamo nella sofferenza, ancora di più tendiamo a ricorrere alla cosa da cui dipendiamo e ancora di più faremo di tutto per ottenerla, facendola in questo modo diventare ancora più importante e fondamentale nella nostra vita.

Questo farà sì che avremo ancora più paura di non averla a disposizione nel momento del bisogno, e questo ci porterà ancora di più nel controllo e quindi nella paura di trovarci senza quella che crediamo essere la fonte della nostra felicità.

Come fare ad uscire dal vortice della sofferenza?

Aumentando la paura aumenta di pari passo anche la sofferenza che ci riporta nuovamente a ricorrere alla cosa ritenuta essenziale per il nostro benessere e così via, in un ciclo vizioso che diventa senza fine, a meno che non cominciamo a fare l’unica cosa saggia possibile: mettere in dubbio il pensiero iniziale, ovvero il credere che sia quella cosa a cui ricorriamo, a farci stare bene.

Per farlo chiediamoci:

  • è vero che questa cosa mi fa stare veramente bene sia prima, che durante, che dopo?
  • È vero che quando ricorro a lei trovo veramente la felicità autentica e duratura?
  • Quali sono gli indicatori che mi dicono che è così?
  • Quanto dura l’effetto?
  • Quali sono gli indicatori che mi dicono che NON è così?

Quanto detto sopra per i dolci vale anche per tutte le altre cose o persone a cui deleghiamo il nostro benessere: le sigarette, la televisione, il lavoro, gli impegni che ci prendiamo, gli oggetti che acquistiamo, il partner, gli amici e in generale le persone a cui ricorriamo.

Il punto è che niente di questo funzionerà mai veramente.

Potranno essere degli ottimi diversivi, che ci permetteranno di distrarci dal vero problema ma, di fatto non riusciranno mai a renderci felici.

É come se a casa avessimo il rubinetto della cucina che perde, ma siccome al momento non vogliamo prendercene cura, decidiamo di mettere uno spazio tra noi e il problema. Di conseguenza usciamo per andare a fare la spesa, poi passiamo a trovare degli amici, successivamente ci fermiamo a pendere un caffè e chi più ne ha più ne metta ma, prima o poi, a casa abbiamo da tornarci e indovinate cosa troviamo?

Il rubinetto che perde!

Uscendo e distraendoci non abbiamo risolto il problema, semplicemente abbiamo (forse) smesso di pensarci per un po’. Distrarci pensando che sia la soluzione più opportuna, non funziona!

Qualunque cosa al di fuori di noi, è solo una soluzione fittizia e illusoria che ha come unico obiettivo quello di riempire momentaneamente un secchio bucato che comunque continuerà a svuotarsi finchè non ci decidiamo a ripararlo.

Ciò che veramente può essere risolutivo è portare la vera felicità all’interno della nostra vita. La felicità è infatti a mio avviso l’unica cosa in grado di rimarginare la falla nel secchio.

senso di felicità mara carraro

Il punto è che la felicità è un’emozione e le emozioni non dipendono dall’esterno.

Il nostro stare bene non dipende dai dolci, dal lavoro, dalle persone. Non dipende da quello che accade o da ciò che fanno o non fanno gli altri.

Le nostre emozioni dipendono solo da noi: sono la conseguenza dei pensieri che facciamo, della nostra valutazione degli eventi, delle situazioni con cui veniamo a contatto.

Ciò significa che niente e nessuno, al di fuori di noi, può renderci felice.

Solo noi possiamo farlo.

Quando veramente comprendiamo che il senso di vuoto è la conseguenza dell’assenza di felicità nella nostra vita e quando veramente comprendiamo che non la troveremo mai – in cose o persone – fuori di noi, allora e solo allora saremo pronti e disponibili a scegliere di fare l’unica cosa possibile per andare oltre il senso di vuoto: assumerci la totale responsabilità della nostra felicità.

Questo ci porterà ad agire concretamente per farla crescere dentro di noi e uno dei meravigliosi effetti collaterali che questo genererà sarà proprio quello di eliminare il senso di vuoto.

Come possiamo iniziare ad assumerci concretamente la responsabilità della nostra felicità?

Allenando e agendo costantemente le vie che ci portano a generare le emozioni positive. Ecco di seguito alcuni consigli pratici.

1. Cerchiamo e godiamo della bellezza presente attorno a noi

Saper cogliere la bellezza in tutto ciò che ci circonda è la via che parte dagli occhi e arriva dritta al cuore.

Proviamo infatti emozioni positive e senso di pienezza quando riusciamo a vedere cosa c’è di buono attorno a noi nelle situazioni che viviamo, in casa, nel lavoro, nelle persone che ci circondano, ecc.

La bellezza c’è e si nasconde ovunque, anche nelle situazioni più impegnative: può essere presente in uno sguardo, in un gesto, in una parola…

Albert Einstein diceva che ci sono due modi di vivere e vedere la vita: uno è pensare che niente sia un miracolo, l’altro è pensare che ogni cosa sia un miracolo.

È che troppo spesso, dando per scontato ciò che abbiamo attorno a noi, difficilmente riusciamo a riconoscergli il prezioso valore e ad apprezzarlo con profondità.

Per cogliere la bellezza chiediamoci: cosa vedrebbe di bello un cieco se all’improvviso riacquistasse la vista?

bellezza fiore

2. Concentriamoci con gratitudine su quello che è presente nella nostra vita

Se nutriamo la nostra mente di presenza, se coltiviamo la gratitudine per tutto ciò che abbiamo, allora in noi non potranno che nascere che emozioni positive e senso di pienezza.

Concentriamoci su ciò che c’è: sulle cose che abbiamo, sulle persone vicine con le quali abbiamo la possibilità di condividere il nostro tempo, le nostre esperienze, la nostra vita.

Godiamone con presenza e sentiamo la gratitudine per questo tempo, vediamolo come un bene prezioso, come un grande dono che la Vita ci dà e ci ha dato.

E qualora la nostra mente tornasse a ciò che ci manca, a chi ci ha lasciato, a cosa ancora non abbiamo raggiunto, accompagnamola subito sulla presenza, su chi c’è, su quello che abbiamo, sui traguardi che abbiamo già raggiunto, sugli obiettivi realizzati.

Ricordiamoci che le emozioni sono stati momentanei che dipendono da come osserviamo la realtà. Siamo noi che decidiamo se dare spazio, con i nostri pensieri, alla mancanza o alla presenza.

Scegliere di vedere il bicchiere vuoto o mezzo pieno o totalmente pieno dipende solo dal nostro sguardo ed è da questa scelta che dipende il nostro benessere, il nostro senso di pienezza.

praticare la gratitudine

3. Coltiviamo l’entusiasmo

Spesso siamo portati a credere che siano le cose che facciamo o le situazioni che viviamo a generarci entusiasmo, in realtà essendo un’emozione siamo noi a generarlo quando ci dedichiamo con calma, cura, presenza, attenzione a qualcosa, qualsiasi cosa sia.

L’entusiasmo lo scegliamo, è l’atteggiamento con il quale decidiamo di approcciarci a tutte le cose e le situazioni della vita.

Vivere con gioia, con entusiasmo, con passione tutto ciò che abbiamo da fare ci porterà a percepire una grande pienezza nel cuore, un grande senso di realizzazione.

4. Cantiamo, balliamo, ridiamo e ringraziamo

Luciana Landolfi nel suo libro “Respira come se fossi felice” afferma che i quattro strumenti di autoguarigione più potenti per una creatura terreste sono: cantare, ballare, ridere e ringraziare.

Avete mai sperimentato l’effetto che su mente, corpo, emozioni e spirito ci lasciano queste azioni?

Personalmente mi danno una carica pazzesca, l’entusiasmo va a mille, i colori con cui osservo il mondo diventano più luminosi e splendenti, riesco più facilmente a cogliere la bellezza in ogni dove, il senso di pienezza, di appartenenza abbonda!

Provare per credere!

entusiasmo

5. Amiamo

Una vita ricca d’amore è una vita piena. Spesso in realtà quello che ricerchiamo è essere amati ma questo può diventare per noi, una trappola d’infelicità.

Il desiderio di essere amati ci porterà prima nell’aspettativa e poi nella pretesa di ricevere l’amore come vogliamo noi, quando vogliamo noi, nel modo esatto in cui lo vogliamo.

Aspettare l’amore, in ogni sua forma, da fuori non farà che aumentare o riattivare continuamente il senso di vuoto. La nostra vita sarà veramente davvero piena e paga solo quando per primi inizieremo ad amare.

Amare ci permette di riempire dall’interno la nostra vita di questa energia che solo così potremmo condividere con il mondo.

Il paradosso è che, per sentirci felici, cerchiamo fuori un qualcosa che abbiamo già dentro… L’amore.

Noi siamo amore, amare è nella nostra natura e possiamo rendercene conto perchè quando amiamo stiamo bene, ci sentiamo forti e sereni.

Quando amiamo siamo felici. E l’amare vive concretamente nel rispetto, nella comprensione, nella gentilezza, nell’accettazione, nel sostegno, nell’ascolto, nella presenza… Di noi stessi e dell’altro.

imparare ad amare

Per approfondire leggi anche:
i 6 segreti per una relazione sana di coppia e gli ostacoli da superare

L’Amore è quell’energia che racchiude e comprende i più alti principi, le più alte intenzioni, la più grande pienezza.

È un qualcosa che non va capito, non va compreso, va solo vissuto e nel viverlo tutto assume significato. E in una vita ricca di significato non c’è posto per il senso di vuoto.

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