La rabbia repressa è un’emozione che contiene in sé un’energia potente e propulsiva.

Di per sé, non è un sentito negativo, in quanto se ben utilizzato ci aiuta a individuare e rispondere a situazioni che valutiamo essere pericolose per noi sia dal punto di vista sia fisico che emozionale.

Scatta quando vediamo minacciato il nostro stare bene, la nostra felicità.

Da cosa nasce la rabbia?

Il sentimento della rabbia nasce ad esempio quando:

  • troviamo ingiusto qualcosa,
  • le persone o le situazioni superano il nostro limite di tolleranza,
  • per qualche motivo, nonostante il nostro impegno, non raggiungiamo un risultato sentendoci per questo incapaci,
  • proviamo impotenza perché vorremmo cambiare una situazione che riteniamo negativa, ma non possiamo farlo perché non dipende da noi.
  • pretendiamo un qualcosa che non ci viene dato o che non riusciamo ad ottenere in prima persona.

Ogni volta che valutiamo come “sbagliato” qualcosa ci arrabbiamo. E lo scopo della rabbia è quello di motivarci ad intervenire per cambiare tutti quegli aspetti della nostra vita che ci stanno stretti.

Ne consegue che se ci troviamo davanti a un qualcosa che riteniamo ingiusto, questa emozione avrebbe da spingerci ad agire per cambiare le cose.

rabbia agire fare qualcosa

Davanti a un qualcosa che è “troppo” avrebbe da motivarci a mettere dei confini funzionali. Davanti ad un nostro attuale limite, avrebbe da farci mettere in gioco per superarlo… E così via.

Il punto è che non sempre abbiamo il coraggio e la forza per intervenire su ciò che sta succedendo.

E quando qualcosa che riteniamo sbagliato ci provoca rabbia, ma per paura non agiamo per cambiare le cose, ciò che accade è che, giorno dopo giorno, reprimiamo e “accumuliamo” dentro di noi questa emozione.

È quello che, ad esempio, succede quando qualcuno si approfitta di noi perché non riusciamo a mettere un confine funzionale. O quando qualcuno ci manca di rispetto perché non abbiamo la capacità di difenderci…

Allo stesso modo, reprimiamo e “accumuliamo rabbia” quando, davanti a un qualcosa che ci disturba agiamo concretamente per modificare le cose, ma il nostro fare non ci porta ad ottenere i risultati desiderati.

Potremmo infatti avere il coraggio di mettere un confine funzionale, ma questo continua a venire costantemente disatteso dall’altro. O avere la capacità di difenderci da un’offesa, ma questo comunque non impedisce a chi la mette in atto di perseverare nel farlo.

Il vedere che, nonostante il nostro intervento, la nostra presa di posizione, le cose non cambiano può portarci nella frustrazione, nella rassegnazione, nella disperazione stati in cui, avendo perso la speranza di cambiare le cose, vive la rabbia repressa.

Cos’è la rabbia repressa?

La rabbia repressa è un’emozione che potrebbe comunicarci che:

  • in alcune situazioni non abbiamo sufficiente forza o coraggio di affrontare ciò che per noi è un problema.
  • In altre situazioni pur agendo, non riusciamo a risolvere il problema e ci “arrendiamo”.

Di fatto sia l’educazione ricevuta, con la rispettiva immagine di noi e delle nostre capacità che abbiamo introiettato, sia la cultura in cui siamo inseriti giocano un ruolo fondamentale nel nostro modo di vivere le situazioni e le nostre emozioni.

Durante l’infanzia, attraverso le relazioni con le autorità (genitori, insegnanti, sacerdoti…) potremmo infatti aver compreso che manifestare le cosiddette “emozioni negative” non era cosa da fare.

bambino con pupazzo

E tra tutte la rabbia è quella che generalmente viene più contrastata e inibita dagli adulti, perché ritenuta pericolosa. In realtà la rabbia, come fanno tutte le altre emozioni, ci porta “solo” un messaggio che chiede di essere osservato.

Ci dice che lì per noi c’è un qualcosa che non và.

Se invece di essere stati in qualche modo “puniti” perché la vivevamo, fossimo stati accompagnati a comprendere cosa si muoveva in noi e perché questo accadeva, come vivremo ad oggi questo sentito?

Se fossimo stati accompagnati ad osservare e trovare una soluzione a questa emozione, veramente oggi la reprimeremo o avremo paura di affrontare ciò che ce la fa originare?

Veramente andremo nella rassegnazione se, al momento, non fossimo ancora riusciti a trovare una via per risolvere ciò che la fa nascere in noi?

Penseremo davvero che non ci sono soluzioni efficaci che possiamo trovare?

Probabilmente no.

Ne consegue che la rabbia che possiamo avere dentro è tanto più presente quanto più basse sono la nostra autostima e la nostra autoefficacia.

Se non ci riconosciamo come persone di valore, se pensiamo di non essere in grado di affrontare le difficoltà o i problemi che la vita ci mette di fronte, se pensiamo di non avere sufficienti risorse interne o esterne per esprimerci, per trovare soluzioni efficaci, ecco che potremmo bloccarci nell’agire e generare quella rabbia che, non trovando la sua corretta ed efficace via di espressione, si “accumula” dentro di noi, ancora e ancora.

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I sintomi fisici ed emotivi della rabbia repressa

La rabbia repressa è di fatto rabbia nascosta e spesso chi la vive non ne è consapevole.

Degli indicatori utili a segnalarci la sua presenza sono:

numero 1Un’eccessiva passività.

Se facciamo di tutto per evitare confronti e discussioni anche quando sarebbe utile che dicessimo la nostra, se per il quieto vivere mettiamo da parte noi stessi dicendo sempre di sì, è probabile che questa emozione ci appartenga.

La chiave per stare bene è l’equilibrio non l’inibizione che ci porta inevitabilmente a generare e tenere dentro rabbia, risentimento, tristezza sia verso noi stessi che verso l’altro.

Il non dire, il non esprimerci, il non manifestare in modo assertivo ciò che pensiamo e proviamo, impedisce alla rabbia di esprimersi in modo sano. Ed è questo che poi la fa uscire in modo esplosivo, esagerato e ingiustificato in situazioni spesso banali.

numero2Una facile irritabilità

Se ci arrabbiamo in modo improvviso ed eccessivo per cose di scarsa importanza è probabile che utilizziamo queste situazioni per sfogare quest’ emozione che, senza saperlo, ci portiamo dentro.

La rabbia repressa approfitta infatti di qualsiasi evento, anche piccolo, per emergere e sfiatare.

gestione della rabbia

numero3Presenza di paure e ansie inspiegabili

Talvolta questi sentiti nascondono la nostra difficoltà ad esprimere in modo libero ed efficace le nostre emozioni che, “accumulandosi”, alla fine possono trovare una via di fuga proprio negli attacchi di ansia o di panico.

Presenza di dipendenze

Se abusiamo di dolci, sport, lavoro, se siamo costantemente sul “fare” è probabile che in realtà stiamo fuggendo e rifuggendo dal sentire. Utilizziamo delle compensazioni per evitare di confrontarci con le nostre emozioni negative, tra le quali generalmente spicca la   rabbia.

nuemro5Presenza di disturbi fisici

Tensioni muscolari, difficoltà digestive, insonnia, dolore cronico, fatica cronica, generalmente hanno un profondo legame con la rabbia repressa. 

Se uno o più di questi indicatori ci appartenessero la cosa saggia che possiamo fare è scegliere di comprenderne l’origine.

La rabbia va ascoltata e compresa, non giudicata o ignorata. Giudicare o ignorare le nostre emozioni negative non fa altro che dare loro più potere.

Ascoltarle e comprenderle ci permette invece di riprendere potere e controllo sulla nostra vita.

Quali sono le conseguenze della rabbia repressa

La rabbia repressa è un’emozione esplosiva che quando scoppia ci porta inevitabilmente a stare male, sia dal punto di vista fisico che emotivo.

Nel primo caso potrebbe mettere a rischio il sistema circolatorio, indebolire il sistema immunitario, creare infiammazione a causa degli ormoni dello stress che produciamo quando viviamo questo sentito. Può anche arrivare a generare dolore cronico, in quanto attiva un ciclo vizioso che si autoalimenta costantemente finché non viene spezzato.

Se soffriamo di dolori al collo, alla schiena, alle mandibole, alle articolazioni, se abbiamo problemi digestivi o del ritmo sonno-veglia sarebbe utile osservare se, senza rendercene conto, stiamo dando spazio dentro di noi a questa emozione.

Dal punto di vista emozionale invece ci può portare nel senso di colpa, nella critica, nel giudizio di noi stessi, nella disistima di noi. Può amplificare eventuali stati ansiosi in quanto spesso e volentieri queste emozioni hanno una radice molto simile.

Si tratta di uno stato interiore che ci porta inoltre a far soffrire le nostre relazioni, in quanto ferisce le persone su cui inevitabilmente prima o poi la scarichiamo.

Persone spesso “usate” esclusivamente come bersaglio per un nostro sfogo.

relazioni rabbia conseguenze

Saper riconoscere sul nascere ciò che proviamo e avere consapevolezza di come gestire le emozioni soprattutto quelle “negative” ci rende persone capaci di autocontrollarci e di agire successivamente in modo assertivo.

Di fatto la funzione delle emozioni è quella di comunicare sia a noi stessi che agli altri ciò che stiamo provando e saperle padroneggiare ci rende sicuramente persone più consapevoli di noi stessi, oltre che più predisposti ad entrare in contatto con gli altri in modo empatico

Cosa fare per gestire la rabbia repressa

Generalmente per far sfiatare e per evitare che si accumuli dentro di noi questa emozione ci viene consigliato di sfogarla in modo consapevole ed ecologico: senza fare del male a noi stessi o agli altri.

Personalmente ho sperimentato senza successo più e più modalità: sport, incontri specifici per scaricare questa emozione, attività fisica, meditazioni sulla stanza della collera, ecc. E alla fine sono arrivata ad una conclusione: sfogare un’emozione non funziona.

Forse ci aiuta al momento ma non è un qualcosa di risolutivo. Ma se reprimere è dannoso e sfogare non aiuta, cosa ci rimane?

Ci rimane la terza via, la più utile e costruttiva, che consiste nel comprendere da dove si origina il tutto! La rabbia è un’emozione e le emozioni sono la conseguenza dei nostri pensieri: è da questi che abbiamo da partire.

La rabbia nasce quando consideriamo sbagliato o ingiusto qualcosa. Ma siamo sicuri che la nostra visione sia corretta? Siamo certi che le cose stiano proprio come crediamo? E se ci sbagliassimo?

Magari ci arrabbiamo con qualcuno perché pensiamo che ci stia mancando di rispetto quando in realtà la sua intenzione era tutt’altra. O ci arrabbiamo con noi stessi per i più disparati motivi perché non ci riconosciamo il diritto all’errore o all’insuccesso.

In realtà, sbagliare non è sbagliato! Sbagliare fa parte della nostra natura umana.

Gli errori e i fallimenti, se compresi e usati come insegnamenti, possono essere visti, anziché come un qualcosa da rifuggire, come nuovi punti di partenza per migliorare noi stessi.

Cosa che difficilmente avviene nella critica, nel giudizio, nella rabbia verso noi stessi. È importante che ci alleniamo a capire prima di re-agire.

È importante che ci alleniamo a mettere uno spazio tra la situazione e la nostra risposta, come abbiamo visto nell’articolo sulla gestione della rabbia per migliorare il rapporto con noi stessi e gli altri.

Abbiamo da avere quel tempo utile a comprendere come stanno veramente le cose, in quanto la rabbia è un sentito che comunque, anche se nasce per una nostra errata valutazione, ci porta a stare male.

Ricordiamoci sempre che le emozioni – tutte – non dipendono dalle situazioni che viviamo, ma dipendono sempre e solo da quello che pensiamo in merito.

Non ci arrabbiamo perché qualcuno fa o dice qualcosa nei nostri confronti, non ci arrabbiamo perché si verificano situazioni che non ci piacciono, ci arrabbiamo solo se le consideriamo cose sbagliate.

Tutto dipende dal nostro punto di vista

Per riuscire quindi ad abbracciare una nuova visione che sia per noi e per la nostra vita costruttiva, la prima cosa da fare è imparare a gestire la rabbia nell’esatto momento in cui la percepiamo.

Farlo ci aiuta via via ad interrompere l’abitudine di arrabbiarci per determinate situazioni, cosa che ci libererà dalla tendenza di accumulare e reprimere questa emozione.

Il secondo passo, indispensabile per evitare di “accumulare” questo sentito è quello di togliere l’etichetta di giusto e ingiusto su quello che ci accade.

Abbiamo da passare dal giudizio e dalla chiusura, alla curiosità e all’apertura.

Dire che un qualcosa è ingiusto equivale a dire che quella cosa non aveva proprio da succedere, ma siamo veramente in grado di valutare cosa quella situazione potrebbe portarci a vivere in futuro?

Siamo sicuri che un qualcosa che ora giudichiamo come negativo e ingiusto, non si riveli domani una grossa opportunità per la nostra vita? Siamo veramente in grado di sapere quale sarà l’esito finale assoluto di quello che ci sta accadendo ora?

mara carraro giardino

Personalmente nell’azienda in cui lavoravo sono stata per quasi due anni bersaglio di mobbing da parte di alcuni colleghi.

Sicuramente non è stato un periodo facile ed è stato comunque un tempo all’interno del quale ho sviluppato capacità, abilità, qualità, ingegno, forza. Tutte cose che, al momento opportuno, mi sono servite per affrontare e risolvere quella situazione al meglio.

Non solo, grazie a quello che ero diventata proprio per aver affrontato quell’esperienza sono stata in grado di gestire tante altre cose impegnative che la vita mi ha messo di fronte in seguito.

Il mobbing è stato anche la molla che mi ha portata a cambiate attività. È stata quell’esperienza che mi ha portata a fare ciò che oggi sto facendo.

Quindi è veramente stato ingiusto quello che mi è successo?

A quel tempo l’ho sicuramente ritenuto tale, mentre in realtà oggi la considero una grande opportunità che la vita mi ha dato sia per scoprire me stessa e ciò che amavo fare.

La realtà è oggettiva, la percezione che ne abbiamo è invece soggettiva

Quando si dice che solo il 10% della vita è fatto da ciò che ci accade mentre il 90% dipende da come noi rispondiamo agli eventi è proprio questo che si intende.

Il punto è che quando ci guardiamo intorno con la visione che scegliamo di adottare, sicuramente troveremo flotte di indizi che confermano la nostra tesi.

L’obiettivo principale della nostra mente è quello di dimostrarci che abbiamo ragione, è per questo che la realtà oggettiva acquista un senso a seconda di chi la vive.

Alla luce di questo è importante che ci chiediamo quale visione stiamo adottando per osservare la realtà: stiamo dando spazio al giudizio o alla curiosità di scoprire cosa quello che stiamo vivendo ci porterà un domani?

Sicuramente nel vivere la realtà troveremo alcune cose corrette e altre sbagliate ma ritenere ingiuste quest’ultime significa dare un giudizio di valore assoluto su un qualcosa che non abbiamo idea su come incrocerà la nostra vita in futuro.

Personalmente ho notato che se mi prendo lo spazio di coltivare una nuova visione eliminando l’etichetta di ingiusto sulle cose, la rabbia, essendo un’emozione che nasce e si “accumula” a seguito di quel giudizio, non può che svanire.

Alla luce di questo mi sorge una domanda:

se le emozioni dipendono dalla nostra visione e se cambiare visione fa dissolvere la rabbia che abbiamo dentro, veramente ciò che accumuliamo è l’emozione? Accumuliamo rabbia o, invece, pensieri negativi di percepita ingiustizia e intolleranza che ci portano alla fine a raggiungere un pensiero limite, quello del “adesso basta”?

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