Come genitori sappiamo bene quanto a volte possa essere difficile educare i figli senza urlare, soprattutto se i loro “capricci”, il loro comportamento oppositivo o ribelle viene messo in atto in particolari momenti della giornata.

Se abbiamo da uscire per andare al lavoro e nostro figlio o nostra figlia ci mette un’ora a fare colazione o se la cartella è ancora da preparare, è facile che in noi genitori si generi un’emozione di rabbia che ci porta ad alzare la voce.

Questo può accadere anche quando non vogliono riordinare i giochi o prendono una nota a scuola oppure non rispondono quando li chiamiamo… E chi più ne ha più ne metta.

I motivi possono essere vari e la frase che più mi sento dire durante gli incontri privati è:

“Non sappiamo più cosa fare per farci ascoltare, non sappiamo più come dire le cose. Le abbiamo provate tutte ma nulla ha funzionato”.

Oltre che ritrovarci a ripetere inconsapevolmente e automaticamente lo schema familiare in cui per primi siamo cresciuti, è proprio il pensare di aver esaurito tutte le possibilità che ci porta ad urlare con i figli.

Sono la frustrazione che proviamo quando questo pensiero arriva e l’incapacità di gestire quest’emozione che fa scattare in noi questo comportamento. 

In pratica ce la prendiamo con loro per una nostra mancanza. 

senso di mancanza

Il punto è che gridare non serve a nulla. Non porta alcun insegnamento ai nostri bambini o ragazzi e noi genitori difficilmente otteniamo i risultati sperati, anzi generalmente urlare ci crea poi molti sensi di colpa.

Praticamente al danno aggiungiamo anche la beffa.

Perché, nonostante le urla, i nostri figli non comprendono?

Biologicamente il nostro cervello è programmato alla sopravvivenza e quando registra un’emozione di paura, l’istinto lo porta a concentrare tutte le sue attenzioni sulla minaccia escludendo tutto il resto.

Quando come genitori ci poniamo di fronte ai nostri figli con l’intenzione di trasmettere loro un messaggio ma lo facciamo urlando, ciò che accade è che il contenuto del messaggio passa in secondo piano rispetto alla relazione che stiamo istaurando con loro.

Per approfondire leggi anche: cosa fare per crescere figli sicuri di sè?

Ciò che vogliamo far capire ai nostri bambini e ragazzi non gli arriverà.

Non capiranno che è necessario uscire prima al mattino, che la cartella è meglio preparala la sera, che è ora di andare a dormire, che quel modo di fare o di parlare non è adeguato. E questo accade perché sono troppo impegnati a “difendersi”.

E anche se nel momento in cui urliamo otteniamo soddisfazione perché i nostri figli fanno ciò che gli abbiamo chiesto, è bene che come genitori comprendiamo che in quei momenti agiscono esclusivamente per paura e non perché hanno compreso quello che volevamo trasmettere loro.

Ed è proprio per questo motivo che tenderanno a ripetere ancora e ancora quel comportamento che tanto ci infastidisce, innescando in noi quella frustrazione e quel senso di incapacità che tanto ci fanno stare male.

Urlare non è una buona strategia per farsi ascoltare, al contrario è una forma di violenza verbale, mentale e relazionale. È un atteggiamento che mina sia lo sviluppo emotivo che caratteriale dei bambini.

educare i figli senza urlare

Può portarli a percepirsi come sbagliati e può generare in loro un profondo senso di ansia e insicurezza.

I genitori sono per i figli, soprattutto se piccoli, delle figure importantissime. Sono coloro che li proteggono, li curano, li coccolano, ma quando perdono il controllo gridando diventano delle figure che spaventano.

Non sono più quel riferimento saldo e sicuro a cui ricorrere, ma un qualcuno da cui proteggersi. 

Educare i figli senza urlare ci richiede di agire dal cuore

Gridiamo per rabbia e la rabbia è un’emozione che parla di paura e di bisogni disattesi. Ecco alcune domande su cui, come genitori, sarebbe utile riflettessimo, in quanto possono far emergere informazioni utili e preziose:

  • Perché urliamo con i nostri figli?
  • Di cosa esattamente come genitori abbiamo paura?
  • Con il loro comportamento quale nostro bisogno stanno disattendendo?
  • Qual è veramente il problema che ci porta ad alzare la voce?
  • Con chi siamo realmente arrabbiati?

Potremmo accorgerci che quando ci arrabbiamo con loro siamo nella “mente” e non nel cuore. 

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Le relazioni che partono dalla mente ci portano a giudicare ed a pretendere ciò che riteniamo giusto, ma non ci fanno vedere che nella relazione c’è anche l’altro con le sue esigenze, priorità, capacità, esperienze, con il suo vissuto.

Sono rapporti superficiali che mettono al centro solo noi stessi e i nostri bisogni. Li riteniamo prioritari rispetto a quelli dei nostri figli, per questo urliamo anziché parlare con loro.

Come genitori se veramente vogliamo educare i figli senza urlare ciò che abbiamo da fare è ri-tornare a comunicare “con loro” e non “a loro”.

E il “comunicare con loro” ci richiede di porci davanti ai nostri figli con un atteggiamento di apertura, interesse, curiosità, rispetto: tutte modalità in cui vive e si manifesta concretamente l’amore.

É questo che ci permetterà sia di comprenderli che di trovare la giusta via per educarli in modo efficace, sereno e costruttivo. 

Per educare senza urlare è necessario mettersi in ascolto  

Comprendere i nostri figli ci richiede di ascoltarli con empatia.

Abbiamo da capire quello che, con il loro modo di comportarsi, ci vogliono trasmettere e per farlo è necessario che li “ascoltiamo” sia con le orecchie ma soprattutto con gli occhi e con il cuore, facendo silenzio e lasciando loro spazio.

Quello che più di tutto desiderano i nostri figli è avere con noi genitori una relazione autentica e profonda, ma questa può esistere solo se riconosciamo loro l’importanza che meritano attraverso l’ascolto, la comprensione, l’accoglienza…

Tutte le volte che, per qualsiasi motivo, ci mettiamo in una posizione di non accoglienza di loro e del messaggio che vogliono trasmetterci, quello che di fatto facciamo è impedirci di creare una buona relazione realizzante per tutti.

madre e figlia

Come genitori abbiamo da coltivare un sincero e autentico interesse nei confronti di chi sono i nostri figli e di quello che provano. È con questo che trasmettiamo loro il nostro amore ed è attraverso questo che creiamo un rapporto di cuore.

Dare valore sia a quello che, anche senza parlare, ci comunicano, sia alla relazione che vogliono avere con noi, è fondamentale se vogliamo vivere in armonia con loro.

Quante volte, invece:

  • tendiamo a pensare che quello che ci dicono non sia poi così importante?
  • Non li ascoltiamo veramente perché riteniamo poco interessante quello che ci vogliono raccontare?
  • Tendiamo a sminuire le cose che per loro sono rilevanti solo perché, come adulti, abbiamo una visione diversa?

Non credo che a noi piacerebbe ricevere un atteggiamento come questo dalla persona a cui desideriamo comunicare qualcosa. Evitiamo perciò di comportiamoci in questo modo con i nostri figli che, seppur piccoli, sono persone come noi che meritano lo stesso rispetto.

Se, in tutti i modi possibili e immaginabili, tentano di dirci qualcosa è perché quel qualcosa per loro è importante.

Diamogli attenzione e considerazione, non giudichiamo e stiamo nell’accettazione ci ciò che sentono, pensano e provano.

Sentendosi visti, considerati e accettati, si sentiranno più sereni nella relazione con noi e probabilmente anche il loro atteggiamento, che al momento ci urta, cambierà.

cuffie ascoltare

Educare i figli senza urlare: l’importanza del creare una buona relazione

Per creare una relazione armoniosa con i nostri figli, oltre ad ascoltarli in modo empatico con l’intenzione di comprenderli, possiamo mettere in atto questi 5 consigli pratici.

Vedendo soddisfatti i loro bisogni emotivi è più facile che si mostrino disponibili alla collaborazione.

numero 1Teniamo un atteggiamento rilassato nei loro confronti

Coltiviamo la pazienza e la disponibilità. Evitiamo di discutere per ogni cosa che non va come vorremmo noi, facciamo in modo di capire il loro punto di vista e con calma spieghiamo il nostro. Bambini e ragazzi che percepiscono rilassatezza e sicurezza intorno a loro, hanno più voglia di interagire, ascoltare e collaborare.

numero2Dedichiamo loro del tempo di qualità

Ricaviamoci nella giornata uno spazio da trascorrere con loro. Facciamo in modo che diventi un luogo di appagamento affettivo. Se si sentiranno importanti non avremo più bisogno di urlare perché saranno loro per primi a voler far vivere con noi una relazione di qualità e quindi a voler fare ciò che fa stare bene tutti.

tempo di qualità

numero3Non imponiamo ma condividiamo

I figli rispettano meglio le regole che sono state condivise con loro. Regole familiari, capaci di portare armonia e che tutti – genitori compresi – vivono come buone abitudini quotidiane. Al contrario regole imposte, magari anche trasmesse con toni autoritari, tendono a portare i bambini e i ragazzi in sfida, in opposizione.

Per approfondire leggi anche: le 3 qualità essenziali per educare i figli

Ricordiamoci che amare non significa assecondare

Non temiamo come genitori di dire “no” ai nostri figli, piuttosto impariamo come farlo al meglio. I “no” possono essere detti con fermezza, ma con calma e serenità. Sintonizziamoci su quello che come genitori riteniamo giusto questo ci farà agire in coerenza di noi e non in re-azione a loro. In questo modo nel nostro “no” vivrà l’amore e sarà più facile per i nostri figli comprenderlo e accettarlo.

nuemro5I figli imparano dalle esperienze che vivono

Se abbiamo bambini piccoli trasmettiamo loro, attraverso il gioco, l’importanza di fare alcune cose. Il lavarsi i denti, l’allacciarsi le scarpe o il riordinarsi la stanza potrebbero trasformarsi in delle avventure fantastiche.

Per quanto riguarda invece i ragazzi più grandi sosteniamoli con fiducia nelle loro esplorazioni. Se non condividiamo qualcosa diciamolo con onestà, sincerità e trasparenza. Non opponiamoci con sfida dicendo che stanno sbagliando, ma avanziamo dubbi, poniamo domande utili a farli riflettere affinché siano loro a mettere in discussione le scelte che desiderano fare.

Offriamo alternative e chiediamo soluzioni agli eventuali problemi che pensiamo si possano originare dalle loro decisioni e in ogni caso, facciamo sentire che crediamo in loro.

In conclusione…

Se come genitori, vogliamo educare i figli senza urlare abbiamo da creare con loro una relazione di cuore basata sull’interesse nei loro confronti e sulla fiducia in noi.

I figli ci ascoltano se si fidano di noi: hanno da percepirci come persone che li hanno a cuore, che sono e stanno davvero dalla loro parte. Tutto questo è importante che glielo comunichiamo a parole, ma soprattutto che glielo dimostriamo con i fatti. 

Finché ci percepiranno come persone in contrapposizione a loro e a quello che fanno difficilmente ci ascolteranno, anzi facilmente andranno in chiusura e in sfida.

Teniamo presente che i figli desiderano veramente essere alleati con noi genitori, quello che generalmente li frena e manda in opposizione è il percepire che il loro modo di essere non viene rispettato proprio dalle persone che per loro sono più importanti.

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